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Febbraio 1951: San Valentino, il Carnevale e una tragedia mancata

 

S.Valentino anni 50

Il santuario negli anni 50 -collezione Brusco

 

Commovente solidarietà titola la cronaca del corrispondente locale di Vita Trentina Michele Leonardi nella prima settimana di febbraio 1951.

Cosa era successo? Da ben due giorni l’angoscia assillava la comunità di Ala, preoccupata per la sorte di un gruppo di cinque giovani dispersi sui monti innevati della Lessinia. I cinque erano partiti domenica mattina attraverso la Val Bona per raggiungere la Podestaria e da lì scendere alla Sega con gli sci per poi ritornare in serata ad Ala via Valfredda. Zendri Mario, Bruni Giuseppe , Zanotti Cesare, Piamarta Ettore e Debiasi Luigi ( il più vecchio della compagnia con i suoi 24 anni) non erano nuovi a queste esperienze e speravano in una corroborante e facile discesa ma lassù furono colpiti dalla nebbia e dal vento perdendo l’orientamento. Sta di fatto che alla sera non erano tornati.

 

Preoccupazione dei parenti e degli amici, riuniti tutti al Caffè Commercio (adiacente al punto telefonico della TELVE) in attesa di notizie che purtroppo non arrivavano. In serata alle 17.00 ed alle 19.00 due gruppi della SAT tentarono la salita a piedi ma la Valfredda era interrotta da frane. Il lunedì altro tentativo per salire ma inutilmente; unica alternativa telefonare al versante veronese per allertare le autorità e le popolazioni. I soccorritori alensi optarono per raggiungere l’altipiano da Verona fino a Erbezzo per poi spingersi fino alla Sega. Lassù al rifugio CAI, era già Martedì, nessuna notizia dei giovani e tutto era predisposto per esplorare la zona, quando si videro in lontananza apparire i cinque ragazzi esausti. Subito soccorsi e rifocillati raccontarono che al pomeriggio del primo giorno erano stati investiti da nebbia e bufera e solo alla notte avevano scorto per puro caso la malga di Campo Retrato. Forzata la porta di entrata, poterono accendere un fuoco e consumare le ultime provviste rimaste. Rimasero lì tutto il lunedì e al mattino di Martedì, calmatasi la bufera, decisero di incamminarsi verso la Sega sopportando un tragitto doloroso causa le loro precarie condizioni fisiche.

 

I soccorritori prestarono la loro assistenza premurandosi anche di avvisare telefonicamente il Caffè Commercio dove la popolazione stava attendendo con ansia notizie. “I l’à trovai” gridò la Colomba (madre di uno dei giovani) ad una platea di amici e parenti ormai rassegnati al peggio ed un urlo liberatorio fece quasi cadere le pareti del Caffè Commercio; abbracci e pacche sulle spalle con qualche bevuta per lo scampato pericolo. Nel frattempo i soccorritori accompagnarono i giovani ad Erbezzo dove la popolazione, anch’essa preoccupata, li accolse fraternamente.

 

Sega Sciatori Monte Tomba

Al Monte Tomba innevato, con i primi sciatori -collezione Brusco

 

Era Martedì ma anche l’ultimo giorno di Carnevale. Fino a mezzogiorno la città appariva morta, distaccata e con nessuna voglia di festeggiare il carnevale. Ma quando alle una pomeridiane arrivò la lieta notizia del ritrovamento fu come una “scossa elettrica”. Per primi i convittori uscirono con il loro carro “Antonio e Cleopatra” con biga perfettamente rifinita e fedele ai modelli romani, con seguito di schiavi e senatori in tunica bianca. Poi la Banda, dal Caffè Commercio, annunciò la sua presenza con marcette allegre mentre comparivano i carri dei Ferrovieri, del rione Villalta e quello dei coscritti. Tante mascherine, nonostante la pioggia, si accodarono dietro la Banda con sfilata nel centro storico fino al Ponte, preceduti da un gruppo di cavalieri e da un buffone di corte con la gobba. Lì avrebbe dovuto tenersi la maccheronata, sospesa per solidarietà , ma le risorse raccolte furono destinate ad allestire dei pacchi per i poveri (impensabile allora rinviarla alla Quaresima, ma era meglio così). La gente rimase felice lo stesso , anche se non c’era nulla di organizzato ma serviva scaricare la tensione accumulata; ovviamente il Convitto si assicurò meritatamente il primo premio.

 

ex voto sciatori

Non manca il ringraziamento al Santo protettore della vallata

 

In serata arrivarono anche i cinque giovani da Erbezzo ma probabilmente preferirono restare a casa e godere del tepore del loro focolare. Tra l’altro eravamo in prossimità della ricorrenza di San Valentino e gli alensi corsero numerosi al santuario per ringraziare il loro patrono per aver “vardà ‘n zo” (anzi… questa volta in su). Curiosamente il giornale, nella stessa cronaca, evocava la voce di una presunta lista civica ad Ala per le elezioni comunali sotto il simbolo “San Valentino” e, contestando l’iniziativa che non avrebbe fatto piacere al nostro patrono, concludeva affermando: “Scherza coi fanti ma lascia stare i santi”.

Sagge parole!!

 

Azzolini Mario

Archivio giornali d’epoca.      

 

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