Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

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Il sito dell'Associazione per la Tutela del Territorio è nato per fornire informazione, supporto, argomenti di interessamento e coinvolgimento per i cittadini che vogliano essere partecipi del futuro della comunità, e dall’ esigenza di trasferire nel comune sentire i valori  del rispetto dell’ambiente, e difendere il territorio variegatamente costituito, da un uso indiscriminato e colpevole  di ignorare le generazioni future.

In quest'ottica intende  contribuire alla protezione del nostro patrimonio storico, culturale, artistico.

 

Una prima iniziativa in tal senso è stata la pubblicazione delle foto storiche e di alcuni documenti di ricerca storica.

 

Ora ci occupiamo del confine tra la Repubblica di Venezia ed il Tirolo, sul Monte Baldo.

 

I termini di confine (cippi) che segnano la linea di confine tra le provincie di Trento e Verona furono originariamente collocati  nel 1754.

Non tratteremo, se non superficialmente, dei fatti storici che portarono alla definizione del confine ed alla posa dei termini.

 

Per gli approfondimenti storici rimandiamo ai seguenti autori:

  

Amadori Angelo

Il monte Baldo tra Trento e Verona

“I quattro vicariati”-2/1984

Libera Giovanni

Confini veronesi sul monte Baldo-dattiloscritto

Bibl.ca Civica Rovereto 1954

Von Lutterotti Anton

Die grenzsteine zwischem Tirol und Veneding in den Lessinischen bergen

In “Der Schlern 62/1988-1”

Von Lutterotti Anton

I cippi di confine fra Tirolo e Venezia nei monti Lessini.

in “La Lessinia ieri oggi domani”- 1989

Laiti Italo

Bottegal Andrea    

Il confine fra la Casa d'Austria e la Repubblica di Venezia sulla Lessinia.

La Grafica Editrice-2005

Laiti Italo

Fasoli Luciano

Il confine fra la Casa d'Austria e la Repubblica di Venezia sul Monte Baldo e nella Val Lagarina

Cierre Edizioni-2011

  

Il confine tra le comunità che convivevano sul monte Baldo fu oggetto di vari tentativi per definire le proprietà e l’uso di pascoli e boschi a partire dal 1423.

Le popolazioni interessate furono quelle di Malcesine, Ferrara di M.te Baldo e Belluno, nel territorio dalla Repubblica di Venezia ed i Vicariati di Brentonico ed Avio ricadenti nel Principato di Trento, dominio Asburgico.

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Dopo la pace di Aquisgrana del 1748 che mise fine alle guerre di successione, la Repubblica di Venezia e l’imperatrice Maria Teresa d’Austria che possedeva i Vicariati di Brentonico ed Avio, costituirono nel 1750, in Rovereto, una Commissione allo scopo di definire con certezza il confine tra i due stati sul M.te Baldo e sull'altopiano dei Lessini.

Quella di Rovereto fu solo una delle Commissioni che si formarono per definire tutto il confine tra Venezia e la Casa d’Austria, dal Pizzo Umbrail (Passo dello Stelvio) a Porto Buso, nella Laguna di Grado.

 

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La commissione insediata a Rovereto aveva il compito, dopo aver raccolto le ragioni delle varie comunità, di concordare il confine che, partendo dal Lago di Garda, confine tra Malcesine e Nago, passando per il M.te Baldo e risalendo i Lessini terminava sul M.te Sparvieri.         

Le comunità interessate alla confinazione sui Lessini erano Erbezzo e Bosco Chiesanuova per il territorio veneziano, Ala ed Avio per la parte Tirolese.

A segnare il confine definitivo furono posti n. 100 termini nella parte del M.te Baldo, ed altrettanti sull’altipiano dei Lessini, con numerazione da 1 a 200.

Il tratto di confine presentato in questo documento sarà  quello che parte dal M.te Altissimo per terminare nel fondovalle, ai piedi del Montarione, limite ovest dei Lessini.

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La Commissione insediata a Rovereto, composta da Commissari con pieni poteri, lavorò dal 1750 al 1756.

I Commissari di parte austriaca furono Paride di Wolckenstein e Giuseppe Ignazio de Hormayr con il segretario Barone Josef De Spergs; per la Repubblica di Venezia i Commissari furono Pietro Correr e Francesco Morosini II con il segretario Girolamo Agazzi.

Furono anni di udienze nelle quali le comunità fecero pervenire alla Commissione molti documenti, atti notarili, e quant’altro potesse supportare i diritti, veri e presunti, acquisiti sul territorio nel corso dei secoli.

Dalla lettura dei documenti appare evidente che la discussione sul confine tra stati prende l’avvio dalle piccole-grandi contese che guastano i buoni rapporti tra vicini, divisi da quella linea che li fa diventare veneziani o tirolesi, italiani o austriaci.

Certo non fu la volontà di creare una barriera tra popolazioni che molto avevano in comune, dalla cultura ai boschi, agli scambi di generi di prima necessità quali burro e sale, che spinse gli abitanti della zona a rivolgere suppliche ai rispettivi governanti affinché facessero salve le pretese che ogni comunità vantava  su boschi e pascoli, risorsa vitale ed irrinunciabile per quell’epoca,

Gli ingegneri incaricati dalla Commissione percorsero il territorio, rilevarono i confini fino a disegnare la cartografia che permise di tracciare il definitivo confine.

 

 

Il 5 settembre 1753, nel Palazzo Pretorio in Rovereto, si firmò il trattato che mise (quasi) fine alle controversie tra le popolazioni confinanti.

 

 

 

Al trattato seguirono le Regole.

 

 

L’anno seguente si procedette all’impianto dei termini.

In seguito, ogni due anni, i termini di confine furono controllati e riparati, se necessario.

Sul monte Baldo, le scritte presenti sulle facce di alcuni termini hanno seguito le vicende storiche del territorio, con il cambio della data incisa, ma sempre mantenendo la numerazione originale del 1754.

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Alcuni sono spariti, distrutti dal tempo o dalle vicende belliche, sopratutto della 1° guerra mondiale, che lungo la linea di confine sul Baldo sono ancora ricordate dalle trincee e dai resti di baraccamenti militari.

I termini rimasti, dimenticati e ritornati “sassi” sul territorio, stanno subendo un rapido deterioramento che, se non opportunamente protetti e valorizzati, farà scomparire una delle poche tracce ancora visibili della nostra storia “montanara” .

 

Attualmente, la situazione delle pietre di confine è abbastanza precaria. Se fino al 1866 i termini erano soggetti a visite periodiche per constatarne il buono stato ed eventualmente intervenire per restaurarli, dopo il 1900, essendo probabilmente decaduto l’interesse delle comunità locali ad aver delimitati i propri territori in modo così netto a causa del mutare delle condizioni economiche che originariamente aveva nella montagna gli interessi maggiori, i cippi sono stati abbandonati a sè stessi risentendo pesantemente del passaggio di due guerre, della costruzione di strade e, non ultimo, del trascorrere delle stagioni.

 

La documentazione che si propone, ricavata da uno studio-ricerca di Marcello Cavagna, è una parte molto ridotta del materiale disponibile,  più adatto, nel suo complesso , ad essere utilizzato per un uso turistico direttamente sui luoghi del confine.

 

Parte dalla ricognizione sul campo, supportata da mappe e documenti originali dell’epoca, con l’individuazione dei singoli termini confinari, la catalogazione con misurazione dimensionale, rilevamento di particolari caratteristiche dei singoli termini, delle modifiche o rifacimenti, posizionamento con GPS sul territorio, indicazioni e dati orientativi per l'individuazione dei termini di confine.

 

Due sono gli obbiettivi che si auspica di raggiungere con l' avvenuta catalogazione e la successiva - speriamo possibile -pubblicazione dei dati completi: 

  • fornire agli escursionisti che frequentano il Baldo elementi per conoscere queste testimonianze storiche, e fornire un supporto all'individuazione dei termini; 
  • sollecitare  l’interesse degli organismi preposti istituzionalmente alla loro conservazione; le pietre sono state fin’ora assolutamente ignorate, in primis dalle Sovrintendenze per i Beni  Architettonici trentine e veronesi; ma anche da Provincie,  Comuni di confine impegnati a ricreare una traccia storica che trova espressione nelle varie feste dell’uva, dei velluti, di corse delle botti, ignorando le poche tracce, REALI testimoni della storia, presenti sul territorio;  la colpevole noncuranza della Comunità Montana del Baldo, capace di finanziare la tracciatura di percorsi che in taluni casi seguono la linea di confine, ma indifferente alla conservazione e valorizzazione di elementi di importanza storica quali i cippi del 1754, che da soli giustificherebbero i percorsi storico-turistici.

 

 

 

   

 

      

 

  

I documenti che pubblicheremo successivamente, saranno riferiti ad 8 itinerari da percorrere a piedi, lungo tutta la linea di confine sul Monte Baldo.

Saranno illustrati con mappe nelle quali si collocheranno i termini di confine, con illustrazione fotografica di ogni singolo termine.

 

Articoli collegati:

Il confine del 1754 tra la Repubblica di Venezia ed il Tirolo sul M.te Baldo - 1° itinerario

Il confine del 1754 tra la Repubblica di Venezia ed il Tirolo sul M.te Baldo - 2° itinerario

Il confine del 1754 tra la Repubblica di Venezia ed il Tirolo sul M.te Baldo - 3° itinerario

Il confine del 1754 tra la Repubblica di Venezia ed il Tirolo sul M.te Baldo - 4° itinerario

Il confine del 1754 tra la Repubblica di Venezia ed il Tirolo sul M.te Baldo - 5° itinerario

 

 

 

 

Commenti   

 
# Gian Antonio Premi 2013-11-13 16:47
A punta delle Redutte (Momte delle Erbe), a ovest del passo del Cerbiolo, versante Pian di Cenere, in confine con Ferrara di M.B.,un termine intermedio a colonna (ce n'erano 2 abbastanza vicini) si è rovesciato nella sottostante trincea.
Ho avvertito il Sindaco di Ferrara. Sopralluogo del 13.11.2013. Disponibile a dare una mano. Cordiali saluti
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