Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

Pentecoste nel 1912 sui Monti Lessini –

un altopiano a cavallo tra due Stati.

 

Sega albergo

 L’Albergo della Sega sarà ristrutturato nel 1912 in concomitanza con la costruzione delle ville (collezione Brusco)

 

E’ la cronaca che il giornale Alto Adige dedica ad una gita di due giorni, nella Domenica di Pentecoste del 1912, sui Monti Lessini da parte di un gruppo di cittadini trentini, allora sudditi dell’impero Austroungarico. Anche se riporta alcuni toni nazionalistici è interessante proporla perché descrive luoghi a noi noti.

 

“Sabato sera 25 maggio 1912 il treno discendente delle 18.50 ci portava nella città di Ala, che melanconicamente vede avvicinarsi il giorno nel quale sarà privata di tutto il personale regnicolo a causa del passaggio degli uffici doganali a Peri (regnicoli erano chiamati i dipendenti dello Stato italiano)

Tutta la notte fu disturbata da raffiche di vento impetuoso soffiante da settentrione, e ben poco si dorme, ma al mattino Eolo fa giudizio, il cielo è quasi completamente libero ed il sole illumina le vicine cime di Monte Baldo.

 

Da Ala alla Sega

Alle 5 siamo già sulla strada verso l’Italia ed alle 5 si arriva alla frazione di Sdruzzinà, da dove si diparte la strada di montagna che per la Val Fredda conduce ai monti Lessini.

La strada è ben tenuta, bene sviluppata, e snodandosi in molteplici serpentine sempre ombreggiata da faggi e da querce, sale continuamente ma moderatamente verso i pascoli montani.

La valletta è fragrante di erbe e di muschi, fra i rami cantano a gara i merli, i pettirossi ed i fringuelli, e ben presto un grandioso inno canoro riempie intorno a noi tutta la boscaglia.

Poco prima di raggiungere la malga Riondera, là dove la strada costeggia l’estesa appendice soprastante Vò

Sinistro, a forse 100 passi sotto la strada stessa, su una piccola radura abbiamo la fortuna, ben rara nei nostri monti, di vedere una coppia di agili caprioli.

Al nostro avvicinarsi la femmina si nasconde subito nel folto dei faggi, mentre il maschio col collo eretto scruta con l’occhio potente il terreno, e poi con agilità meravigliosa spicca un salto formidabile, e s’interna nella selva dietro alla sua dolce compagna. Dopo questo piacevole intermezzo si continua la via, ed alle 9 in punto entriamo nell’osteria della Sega a metri 1273.

 

sega conca 1911Conca della Sega (collezione Brusco)

 

Dalla Sega al Corno di Aquilio

Fatta una refezione a base di uova al burro, alle 10 in punto ci avviamo verso il Corno di Aquilio, che forma il punto culminante sul lato di sera dell’altipiano.

Per pascoli verdeggianti splendenti di fiori, fra i quali spiccano il celeste carico della genzianella, il giallo del ranuncolo, il rosso dei garofani selvatici ed il celeste tenue del miosotide, fra cascine di montagna ancora disabitate, per macchie di faggi secolari dalla poderosa ramificazione, ci avviciniamo sempre più alla meta.

Ad un tratto un fischio ed un alt si sorprendono, e volti attorno gli occhi vediamo da una piccola altura dirigersi verso di noi una guardia di finanza del Regno.

Ora comprendiamo di avere, senza accorgercene, passato il confine politico. La guardia gentilmente ci controlla e, inteso che siamo trentini, ci lascia continuare la via indicandoci anzi la strada più breve per arrivare alla cima.

A circa 20 minuti dal bosco si trova una caserma della Guardia di Finanza; un grosso cane da guerra, per nostra fortuna legato alla catena, ci abbaia contro furiosamente, ma sulla porta un vicebrigadiere con fare benevolo ci invita ad entrare e ci offre un bicchiere di buon vino, che noi beviamo con vera delizia, essendo purtroppo la montagna scarsissima di acqua.

 

Finanzieri 1914 alla Sega

Foto finanzieri (collezione Brusco)

 

Preso commiato dal nostro compitissimo ospite, alle 11.30 poniamo il piede sul Corno d’Aquilio a 1545 metri sul mare.

Il panorama è meraviglioso, e non si pensi, che questo termine sia esagerato. Verso mezzogiorno l’occhio spazia indisturbato su tutto l’altipiano dei Monti Lessini, ricco di prati, di pascoli, di boschi, di villaggi; in lontananza si discerne la scaligera Verona, e nel piano immenso si può seguire il tortuoso corso dell’Adige, mentre più distante ancora una scia argentea da occidente ad oriente di delinea l’onda regale del Po’, alla quale fanno degno sfondo gli evanescenti Appennini.

Ad occidente il profondo solco del verde Adige, la storica Chiusa, i colli di Rivoli, il noto eremo della Madonna della Corona, che sembra un quadretto appeso ad una gigantesca parete, gli ampi pascoli del Monte Baldo, le diverse cime di questo monte ancora in parte innevate, lo specchio argenteo del Garda dalla punta di San Vigilio alla verde Sirmione, alla forte Peschiera, alla nereggiante Rocca di Manerba, e più ad occidente ancora i colli di San Martino e Solferino, le alture di Lonato, il Mincio che si perde in direzione di Mantova; e tutta la pianura lombarda che va a perdersi nell’infinito.

Ad oriente l’altipiano dei Lessini, che si estende sino a Schio, per poi continuare con quello di Asiago, e via via fino alle lontane Dolomiti cadorine.

A settentrione la Valle dell’Adige da Peri sino oltre a Rovereto, l’Altissimo col suo rifugio, lo Stivo, il Cornetto di Bondone, il Becco di Filadonna, la Cima Porta e le Dolomiti di Campogrosso, e oltre questa linea i bianchi nevai dell’Adamello, i cocuzzoli del gruppo di Brenta, e le dolomiti di Fassa. Ovunque si rivolga lo sguardo lo spettacolo è grandioso e da ogni lato la vista è deliziosa , ma l’occhio ritorna con maggior compiacenza a mirare l’immenso ed imponente pianoro veneto-lombardo, coi suoi grandi corsi d’acqua, che mandano abbaglianti riflessi d’oro tra il sorriso del bel cielo d’Italia.

 

Cartina Valfreda (Copy)

Cartina Valfredda ( da Libro Cassa Rurale – 1860 tratta da storia della Vallagarina di R. Zotti)

 

Dal Corno d’Aquilio a Bosco Chiesanuova.              

Si discende sul ripido versante del corno dalla parte di mezzodì, onde poter gustare anche durante il cammino il bellissimo panorama. Alle una siamo alla contrada Coste, la più alta frazione del Comune di Breonio, e di qui in direzione di levante attraverso prati boschi e pascoli, lungo il margine di valli e vallette, toccando ogni tratto qualche contrada, si raggiunge alle quattro il ridente paesello di Erbezzo a 1118 metri sul mare.

Gli stimoli della fame non ci lasciano ulteriormente proseguire, ed in un modesto ma pulito alberghetto ci viene preparato un desinare gustoso annaffiato da un vino generoso della Valpolicella.

Alle 5.30 siamo di nuovo in cammino diretti a Bosco Chiesanuova, che è il centro dell’Altipiano ed il luogo più popolato ed elegante.

Una valle profonda separa Erbezzo da Chiesanuova, per cui necessita di scendere per mezz’ora, per poi salire sul versante opposto.

Alle 7.30 piuttosto stanchi facciamo la nostra entrata nel capoluogo che si distende gaiamente sopra una prominenza rivolta a mezzogiorno, mentre a tergo è difeso da un colle coperto da folti boschi di faggi ed abeti, fra i quali di tratto in tratto occhieggiano civettuosamente splendide ville di soggiorno estivo dell’aristocrazia veronese.

Il paese è animatissimo, rumoroso; le osterie sono affollate e dappertutto risuonano canti e musiche; sulla piazza maggiore lavora una compagnia di acrobati e su quella della chiesa fa echi la fanfara. Il giorno seguente (Lunedì) è quello della monticazione e c’è un movimento insolito che dura sino a tarda notte.

Si dorme saporitamente stanchi dalla marcia del giorno prima e la sveglia ci viene data dai campanacci delle bestie che vengono condotte all’alpeggio.

Al mattino, si corre con una carrozzella verso la Val Pantena tra macchie di ciliegi e noci, che più tardi cedono il passo ad olivi e gelsi.

Quindi arrivo a Verona dove splende il sole sul limpido gorgo dell’Adige.”

 

Albergo Brutti

Foto Albergo Brutti (da libro centenario C.Rurale – la attrezzata località era concorrente rispetto alla nostra Sega)

 

Cartina Prfovincia Verona 1904 (Copy)

Foto Cartina provincia di Verona (da libro C.Rurale – tratta dal volume di Sormani Moretti del 1904)

  

 

Azzolini Mario

 

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