Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

Piccole Dolomiti come il Lagorai ?

 

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Ottavo comune per superficie tra quelli della Provincia di Trento con ca 120 km2, Ala pur non vantando particolari significativi numeri in materia di attività silvo - pastorali, zootecnia e attività legata al legname ( da ardere), si caratterizza altresì per una marcata varietà di colture e di territori.

Ben 4 poderose valli discendono dalle catene montuose del Monte Zugna, della Posta Obante e dall' altipiano della Lessinia; altre 2 impervie e quasi inaccessibile, la Val de Fora, e la Valbona costituiscono altrettanti interessanti ambienti dalle caratteristiche ben marcate e differenziate. Tre di queste discendono direttamente dall'altipiano dei monti Lessini , ambiente particolarmente vocato alle attività silvo - pastorali e con la più pregiata consistenza di bosco da taglio: ca 2600 h.

 

 

La Lessinia Alense pur rappresentando una piccola frazione del vasto altipiano dei 13 comuni è   sempre stata per la comunità alense una fonte insostituibile per il mantenimento di una economia contadina ed è naturale quindi che i vasti pascoli dell'altipiano siano stati nei secoli parcellizzati e ricondotti ad un ruolo quasi esclusivamente riservato alla fienagione al bestiame da latte e alle connesse attività casearie.

La combinazione dei numeri faceva assommare a 31 le malghe, intendendo per malga l'unità autosufficiente alla residenzialità e alla conduzione della stessa per sfalcio e per attività casearie , escludendo quindi le stalle, le casere, e altri fabbricati che della maggiore ne costituivano le dipendenze.

Una per ogni giorno del mese era il detto , proclamato con enfasi dalla cittadinanza, quasi a voler far intendere che sulla tavolo di ciascuna famiglia non sarebbe mai mancato il cibo. Come alimento base: latte e derivati.

 

In verità pur se il grosso della concentrazione era sull'altipiano lessinico, anche le altre valli laterali non mancavano di pascoli e relative Malghe, pur se ricavate con notevole sforzo di disboscamento, trattandosi di territori a vocazione arborea.

 

Abbiamo quattro malghe nella valle di S. Valentino : Nonquar, Mezzana , Val di Gatto , Perobia più una quinta a confine con la Vallarsa, considerando però il complesso di Prabubolo non come malga ma piuttosto come Masseria o azienda agricola attiva tutto l'anno e non stagionale come le malghe alpine.

Infine la valle dei Ronchi e il complesso Posta - Obante con le sue ( in origine ) malghe, El Brusà, Penez, la Posta, Campobrun. Vedremo poi il perché quell'inciso “in origine”.

 

Nulla o quasi per quelli che sono amministrativamente stati degli Enti Autonomi, le frazioni. Fatto salvo Pilcante con la Malga Pra dei Lazi e ampliando la definizione potremmo includere Piazzina e il complesso abitativo a stretto contatto con il comune di Brentonico, posto nella sella di Saccone, per le rimanenti frazioni nulla, all'infuori di qualche spiazzo di prato naturale o strappato al bosco.

Il grosso trova collocazione in Lessinia e nelle immediate dependance rappresentate dai pianori di Foppiano Barognollo e Riondera

 

Una tipologia costruttiva delle Malghe. uniforme, una economia di scala, si direbbe , un modello che si ripete con marginali differenze sull'intero territorio Veronese e Vicentino. Costruzioni in pietra di pianta rettangolare due ampi locali e spesso un soppalco per soggiornarvi con la famiglia., accoglienti per il tempo, solide e necessitanti poca manutenzione.

 

La vita vissuta

Poca per modo di dire. Sino a quando gli edifici erano abitati, sia pure nel periodo della transumanza, alcuni essenziali lavori di piccola e media dimensione erano fatti dagli affittuari o dallo stesso comune proprietario di tutti gli immobili insistenti sul territorio Comunale. Altra caratteristica questa, di quella che va ora di moda definire enfaticamente “ la Polis “, la cittadinanza , che allora si riconosceva identitaria in molte istituzioni pubbliche e private e che ammetteva anche un “ capitalismo di stato.”

Il progressivo e per molti aspetti repentino abbandono dell' attività della zootecnia per le sopravvenute norme di carattere igienico sanitario, per l'incompatibilità degli edifici con i requisiti di abitabilità, la ridotta redditività che poneva il prodotto locale in sofferenza con gli allevatori del nord Europa in situazione ampiamente concorrenziale, sospesero o in parte riconvertirono il tradizionale comparto dell' alpeggio estivo.

Le malghe vennero via via abbandonate e solo negli anni novanta alcune , beneficiando di contributi e in contrasto con le regole di un mercato che non lo richiedeva, ma che compiaceva qualche lobby locale, fece si che congrui stanziamenti venissero   disposti per risanare alcune delle più accessibile e prestigiose Malghe Tra queste le tre Scorteghere, Lavacet, Lavacion La Maia, la Malga Sega, Cornafessa. Operazione in assoluto giudicata positivamente per   la salvaguardia di una memoria e di una storia di fatica e sofferenza che comunque andava fatta .

 

Altro impiego

Con un ' intuizione brillante altri edifici, più appetibili e in discrete condizioni vennero ceduti in comodato gratuito a gruppi che hanno scambiato il   lavoro per manutenzione con la disponibilità dell'immobile, fatta salva una minima condivisione con la collettività per usi sociali.

Progettazione, materiali autorizzazioni rimasero a carico del Comune

Una idea lungimirante, vantaggiosa per entrambi , per la collettività che metteva in salvaguardia parte dalla propria storia e la montagna che presidiata e manutentata e a tutti gli effetti, era messa in sicurezza.

 

Ecco allora che le Malghe Revoltel, Cornafessa, Foppiano, Castelbert, le Fratte, la Boldera, El Brusà Nonquar e Mezzana, Val de Gat    vennero cedute a gruppi di volontari o ad Associazioni di tempo libero quale la sezione cacciatori di Ala, e che in alcune situazioni hanno apportato agli edifici ragguardevoli lavori di manutenzione.

Altre, quali Nonquar, Mezzana, Val de Gat pur date in locazione gratuita, furono oggetto di sostanziosi interventi pubblici considerato lo stato in cui versavano. Valutazione a parte meriterebbero Malga Perobia, e la vicina di Val de Gat ma non addentriamoci ora in questa vicenda.

 

Si diceva che gli accordi prevedono il diritto d'uso per una durata di nove anni in cambio di una condivisione sociale ovvero di una messa a disposizione degli spazi alla collettività, rappresentata prevalentemente da gruppi associativi, educativi o di tempo libero   per alcune ( non molte ), giornate l'anno.

Purtroppo come mala consuetudine tali accordi furono e sono in gran parte disattesi. Chi ha transennato la via di accesso, chi si presenta non propriamente vestito di gentilezza a quanti si avvicinano alla “proprietà” chi ha addirittura apportato delle “ migliorie” in modo arbitrario.

Un gioco a nascondino quindi: dico, prometto, mi impegno , ma praticamente le malghe delle quali non si fanno i nomi ma si evincono per conoscenza ed esperienze diffuse , sono a tutti gli effetti “ luoghi di villeggiatura” privata. Non entriamo nel merito, la collettività conosce le situazioni, la municipalità pure. Segnalazioni sono state fatte e non spetta a noi mettere alla berlina Associazioni o Gruppi, ma solamente rilevare e sottolineare l'esistenza di qualche sofferenza.

 

Non cosi per tutte . Alcune si attengono scrupolosamente alla convenzione e si rendono disponibili con generosità Ma sono poche:   le dita di una mano sono certamente troppe. L'amministrazione dovrebbe promuovere qualche vigoroso sollecito per una maggior condivisione dell'immobile , considerato che questo è previsto dalla convenzione. La brevità della stagione estiva della Lessinia potrebbe far pensare ad un calendario di eventi collegialmente pensato, armonizzato, promosso e sostenuto anche dai servizi culturali del Comune.

La passiva pubblicazione degli eventi, alcuni vere e proprie inserzioni commerciali, poco si addice alla funzione di coordinamento e di valorizzazione delle attività , e questo non è riferito alle solo attività (non molte) che si svolgono in quota.

Ancora un esempio di una lodevole iniziativa lasciata a meta. Tutto si esaurisce nella pubblicazione di quanto le singole associazioni promuovono ma con poca o nulla regia o coordinamento dell' Ufficio Cultura, da sempre privo di un referente.

 

Vediamo ora il significato di quel “ In origine” con una premessa:

Non tutte le malghe sono sopravvissute all'inclemenza degli anni e alle ingiurie del tempo.

 

Le perdite

Nonostante i preavvisi, le suppliche, i solleciti, la disponibilità ad intervenire con grandi e personali sacrifici, Malga Penez è collassata   in diretta di fronte ad un all'incerto e pavido Ente Comunale in bilico tra un piano di risanamento e conservazione e la speranza che Giove pluvio completasse in fretta l'azione demolitrice evitando ulteriori aggravi al già fragile apparato tecnico burocratico Comunale.

Cadde , Penez nonostante la disponibilità per anni espressa dalla locale sezione SAT di Ala per una sua messa in sicurezza, il tutto sotto forma di lavoro, ignorati sono stati i tanti solleciti e le segnalazioni circa   il progressivo stato deperimento dell'edificio. Eppure le conoscenze sullo stato dell'immobile erano state ampiamente valutate e i progetti avanzati poggiavano sulla vasta esperienza accumulata negli anni con la costruzione del Rifugio Sinel. Quindi alcune garanzie erano state date, almeno per evitare il peggio.

 

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La malga Posta ristrutturata con epico intervento negli anni 1951/52 con un lavoro certosino e di grande fatica, attende si compia il proprio destino, puntellata dai volontari della SAT, vegliata monitorata e oggetto di accorati quanto inascoltati solleciti.

 

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Un inciso:   a tutti gli effetti il gruppo Carega-Posta-Obante è di fatto nella disponibilità delle popolazioni Vicentine e Veronesi che hanno provveduto con l'intraprendenza che le contraddistingue, ad infrastrutturare il territorio con piccoli manufatti di discutibile valore anche se a sfondo religioso/votivo, ad aprire sentieri, denominarne altri. Emblematico è il cosiddetto sentiero TIBET con relativi accessori folkloristici, insomma una parvenza di indebita o forse inopportuna appropriazione   del territorio .

Infatti è opportuno ricordare che i valloni della Posta e di Campobrun erano originariamente adibiti a pascolo, destinazione alla quale sono ritornati dopo anni di abbandono. La ristrutturata Malga Campobrun è da qualche tempo assegnata a un pastore veronese fatto salvo un locale dato in affido alla stazione del Soccorso Alpino e alla SAT di Ala

 

I tre rifugi del complesso Dolomitico sono in territorio del Comune di Ala anche se nessuno dei tre è da anni gestito da Alensi e nessuno di questi è di proprietà o nelle disponibilità dell' Amministrazione Alense. Pertica è privato, il Fraccaroli è di proprietà su suolo comunale della sezione veronese del CAI, Scalorbi è nelle disponibilità dell'Amministrazione Provinciale e volendo si potrebbe annoverarne anche un quarto rappresentato dalla Casa - Caserma di Revolto inserito all'interno delle Foresta Demaniale omonima.

Dunque tornando alle perdite, implode la Malga Penez e la Malga Posta difficilmente potrà sopravvivere per molto nonostante gli sforzi compiuti per sollecitare una diversa sensibilità e approccio a salvaguardia della stessa, chiedendo di   mettere in essere alcuni minimali anche se non determinanti interventi . La situazione di pericolo comunque peggiora e si si aggrava.

Altre seguiranno come un domino cui faranno seguito alte grida di dolore e rimpianto   e di fronte alle quale le proverbiali lacrime del coccodrillo impallidiranno meste.

Ma il Comune sembra aver già dato, ed in parte questo è vero, ma dove non arriva il comune arriva Mamma Provincia:

 

Il progresso assistito

Con un opportuna operazione di valorizzazione della Montagna da qualche hanno trovano ospitalità nella zona del gruppo della Posta-Carega- Obante,   numerosi greggi di pecore affidati, almeno alcuni , alla custodia di un Pastore.

Per qualche anno quest' ultimo trovò precaria sistemazione questuando ospitalità ai rifugi in zona immaginiamo con disagio e forse non senza qualche nocumento per la salute , dovuto alla mancanza di idonei ripari, di condizioni igienico sanitarie precarie ed incerte , cui aggiungere   una inevitabile incerta alimentazione.

Successivamente si provvide all' installazione in quota di un container ad uso riparo trasportato con l'elicottero della PAT non interessa sapere in questo contesto descrittivo, a carico di chi fossero le spese non certo indifferenti, considerato che a fine stagione un secondo viaggio provvedeva a riportarlo a quote meno proibitive

Ma anche il container, a differenza di molte altre località sicuramente meno benvolute dal cielo, si rivelò inadatto ai tempi ,   e allora la PAT, definita spesso per la prodigalità, "Mamma Provincia “ , decide di attivare un progetto molto ambizioso quanto particolarmente atipico e inusuale.

Costruire un rifugio/ricovero, da adibire ad abitazione per il pastore. ( questo quanto riporta l'allegata relazione tecnica al progetto).

 

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I lavori hanno avuto inizio nella zona della Bocchetta della Grolla, integrati con la sistemazione della strada fino al rifugio Fraccaroli per il transito di una motocaretta ( immaginiamo portata in quota dai mezzi della PAT).

A questo si aggiunga la costruzione ex novo della teleferica che collega rifugio Fraccaroli al Rifugio Scalorbi e possiamo aver una piccola idea di quale sarà l'investimento dell' Ente Pubblico. Quest'ultima ovviamente al servizio primario del Rifugio e solo secondariamente anche delle altre attività.

Non molti anni addietro sempre la PAT provvide al totale rifacimento della “Ferrata Poiesi” mettendo in sicurezza la parete, stendendo nuovi cavi fissati con i più moderni sistemi di sicurezza. Tutto questo come avvenne? a trattativa privata tra PAT e …..Cai di Verona? Altri soggetti? Non è dato a sapere.

Ora per interventi esterni e naturali la Ferrata necessiterebbe di impegnativi rifacimenti. A spese di chi? Secondo l'interessamento e la sorveglianza di chi? E la gestione compresa la manutenzione a chi verrà affidata?

 

Facile alla luce degli esempi portati, come si stia parlando di un luogo di confine di un mondo di mezzo dove competenze, responsabilità si mescolano e si confondono, dove poco o nulla è quello che appare, un luogo che per le caratteristiche non si presta a controlli e sorveglianza. Risultato l' esistenza di un marcato disinteresse. Sulla grande croce che sovrastava il rifugio Fraccaroli, era installata sino a qualche tempo fa, una poderosa catena con lucchetto e dedica. Come a Ponte Milvio a Roma !

Possiamo anche capire il significato della frase degli anni 70 che stigmatizzava le politiche imprenditoriali in generale: “ la pubblicizzazione dei debiti e la privatizzazione degli utili!” una perfetta sintesi ancora attuale.

Non siamo affatto contrari ad una valorizzazione anche economica della Montagna e sappiamo che la presenza dell'uomo può, se ben applicata, costituire presidio e sorveglianza, sappiamo che questo ha dei costi sociali e per questo auspichiamo vi sia anche una ricaduta sulla collettività, altrimenti varrebbe a pieno l'affermazione sopra riportata.

Si auspica quindi che questi investimenti non rimangano ad esclusivo godimento dell ' attività economica e d'impresa,  perchè pur nella contraddizione e confusione,   risulta evidente che lo scopo della costruzione è solo ed esclusivamente riservato a questa attività. Questo è quanto afferma contraddittoriamente la documentazione . Il progetto reca il titolo “Costruzione alloggio per la custodia Forestale”

progetto rifugio per pastori

 

la relazione illustrativa come detto illustra solo ed esclusivamente una destinazione per alloggio del pastore.

 

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rel.tecnica 2rel.tecnica 3   Dunque una costruzione in legno, una scelta scriteriata che la Tutela del Paesaggio ha avvallato , hai visto mai! in una zona che non conosce il legno tra le tipologie degli alpeggi in quota, ma solamente la pietra: ma tant'è le deroghe in qualche caso e per qualche situazione sono ammesse.

Quale innegabile vantaggio, si avrà fortunatamente e finalmente una idonea sistemazione per il lavoratore, una facilità di accesso agli approvvigionamenti di cibo e di acqua grazie ai mezzi sopra citati e alle infrastrutture create ad hoc. Chi lavora in condizioni di disagio merita da sempre , considerazione, rispetto e giuste tutele e remunerazioni.

Bene , ma il comune di Ala ha un ruolo in questa bizzarra operazione? Strana non per gli aspetti di valorizzazione, ma per la scelta del luogo, per la progettazione, le autorizzazioni e soprattutto per l'opportunità di affrontare una simile spesa da parte dell' Ente pubblico sia esso la PAT, il Comune, la UE o chicchessia . Una certa confusione sulla destinazione finale esiste e fatica a chiarirsi.

Questo insieme di lavori dovrebbero e sicuramente avranno l'autorizzazione del Comune di Ala, considerato che neppure la PAT, fatti salvi gli interventi di interesse collettivo, può scavalcare l' autorità e la competenza comunale in materia di edilizia.

 

 

La relazione parla di alloggio per il pastore, il progetto di casa forestale.

Dov' è la verità ? Una incongruenza che meriterebbe qualche delucidazione. A meno che nelle more del manifestarsi dell'attenzione di molti non sia intervenuta una qualche convenzione tra PAT e Comune. Domanda che abbiamo posto sopra ma che ci piace rinnovare.

 

Ma un passo indietro...

 

Ed eccoci alla Malga Posta, storico edificio costruito come ovvio vicino alle fonti d'acqua, riparato e in un posizione non del tutto agevole ma neppure irraggiungibile e bisognosa comunque di una radicale ristrutturazione come richiesta da anni ma che per l'arroganza della PAT ovviamente con il silenzio dell'amministrazione comunale, si è lasciata cadere.

Era cosi difficile recuperare lo storico immobile? I volontari ci sarebbero e ci sono, la capacità è stata ampiamente dimostrata dalla costruzione del Rifugio del Sinel, la passione e la cura della montagna non sarebbero mancate,

 

  •     E allora perchè non stanziare gli stessi contributi, utilizzare gli stessi mezzi di trasporto per salvare una testimonianza della nostra storia?
  •     Qual'è la spesa della PAT?
  •     Quale l'azione dell'Amministrazione Comunale a sostegno di un recupero?
  •     Quali le facilitazioni ( in termini di permessi e concessioni , autorizzazioni?

 

Ma queste sono in gran parte considerazioni che attengono alla sensibilità personale e di una politica   culturale , che magari trova più conveniente la costruzione di un nuovo improbabile edificio da affittare ad un privato per la somma annua di.......'      

Si saprà con il tempo, perchè è immaginabile che un canone di locazione dovrà essere pattuito.

Per il momento si sa che l'affitto del pascolo ammonta a 141€ l'anno circa.  Si proprio quella misera somma a fronte della presenza di una attività che immaginiamo remunerativa.

 

 

Della Malga Posta rimarrà un mucchio di sassi come Penez, la vecchia malga di Foppiano, la porcillaia delle Coe di Ala, quella delle Fratte e la vecchissima casera del Revoltel.

Come spesso accade i contrasti appaiono amplificati perchè accentuati dalla diversità delle motivazioni che animano i protagonisti, tra coloro che dedicano sforzi e fatiche come le   Associazioni citate e la sezione Sat si Ala e chi utilizza i legittimi contributi e opportunità di finanziamento per attività economiche private.

 

Interrogativi con risposta ritardata

Poniamo queste ulteriori domande all'amministrazione, non avremmo risposta, ma gli atti e la burocrazia per quanto maligna e subdola, alla fine lascia sempre intravedere la verità. Ecco le domande:

  •     Chi ha finanziato la costruzione in legno che la relazione indica come rifugio per il pastore ma che il progetto indica come sede della custodia forestale?
  •     Verrà effettuata una assegnazione pubblica o aperta alla possibile concorrenza?
  •     Il canone di affitto del pascolo vista la presenza dell'edificio che sul progetto appartiene all' Ente pubblico, rimarrà fermo a quella cifra irrisoria?
  •     A termine stagione dell'alpeggio che destinazione avrà l'edificio,? Rientrerà nella disponibilità pubblica o sarà affidato con contratti pluriennali?
  •     Dobbiamo preoccuparci che subisca trasformazioni o impieghi diversi da quelli indicati nel progetto? Non sarebbe del tutto inusuale vederlo trasformarsi in qualcosa di diverso, non sarebbe poi un caso isolato.
  •     Certo se dovesse diventare un bivacco sarebbe bella cosa. Ricordiamo pero alla PAT o Comune che quella costruzione è stata o verrà fatta con fondi pubblici e quindi   i benefici dovranno ricadere sulla collettività
  •     Dovremmo paventare sin da subito un diverso impiego dell'immobile considerato che la destinazione cosiddetta “Forestale” suona molto ambigua e improbabile?
  •     La segnaletica e cartellonistica del cantiere hanno subito modificazioni e cambiamenti forse anche per la troppo attenzione che stava richiamando?
  •     In ultima analisi, l'edificio è posto nelle disponibilità della PAT o del Comune ?
  •     Verrà ceduto al Comune di Ala o gli accordi rimarranno riservati tra usufruttuario e PAT? Sarebbe piuttosto grave considerato che allo stato degli atti si rilevano non pochi interrogativi senza risposte.
  •     Vedremo un punto ristoro, una pizzeria a conduzione familiare, un bad & breakfast, un qualsiasi esercizio privato? O forse la Forestale ne prenderà possesso? O Meglio qualcuno può dedicarlo a bivacco ?

 

Domande retoriche per chi le fa , acqua fresca per chi le riceve e non di competenza dei futuri locatari.

Vigileremo. Che altro fare. Si aspettano risposte e l'ultimo pensiero è rivolto a quanto imperscrutabili e complesse siano spesso le vie della burocrazia.

 

 

la redazione

 

PS

La chiusura del lancio di questo articolo, si chiudeva con la domanda : “ Ma è ancora remunerativo e/o conveniente praticare la zootecnia?” pensiamo che al netto delle lamentazioni e della sottolineatura di un impegno ed una fatica innegabili, la verità non proprio nascosta, risponda che: “Si ne vale la pena”.

Le tabelle sotto riportate a titolo esemplificativo, sembrano avvallare questa affermazione e suggerire ampi margini imprenditoriali per qualche giovane che intendesse dedicarsi all' allevamento, in considerazione anche dei costi di affittanza dei terreni.

Le somme percepite sono ovviamene al netto dei guadagni provenienti dal lavoro, cioè dalla vendita dell'animale.

Responsabilità limitata, poco personale, aiuti contro le predazioni , leggi cani anti lupo, e relativi oneri di mantenimento, recinzioni elettrificate.

 

TABELLA 1

 

TABELLA 2