Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

Fatto!

 

ripristini

...libera interpretazione su ipotesi di ripristino

 

Anche l' "obbligo burocratico" della presentazione ai cittadini del nuovo piano estrattivo è stato superato dall' amministrazione comunale.

 

Senza slancio, con una nuvoletta  d'incenso diffusasi nel corso dell'illustrazione da parte dell'assessore alle attività ambientali per l'impegno che il pendolarismo Ala-Trento ha comportato, ma con un'attenzione particolare a limitare la presentazione al solo  aspetto tecnico senza un briciolo di interesse né tantomeno di passione per spiegare come e se l'amministrazione intenda arrivare al risanamento delle zone estrattive esaurite.

 

Per la predisposizione di questo nuovo piano i cittadini del comune di Ala hanno speso circa 50.000 euro.

 

Con quali prospettive di ritorno in termini di risanamento? Pressoché nulle se l'impegno dell'amministrazione sarà quello dei trascorsi decenni, riassunto nella frase ricorrente " non ci sono le risorse per intervenire".

 

L' atteggiamento rassegnato al perpetuarsi di una situazione di cronica illegalità si è chiaramente espresso con le parole del primo cittadino: se i-cavatori-con-obbligo-di-ripristino non attueranno i ripristini previsti nei termini stabiliti dal piano estrattivo, non potrà essere certo il Comune ad accollarsi la spesa.

 

Significa che i 50.000 euro spesi per un complesso studio che comprende anche le fasi di ripristino delle cave esaurite saranno l'ennesimo regalo dei cittadini "mazziati e cornuti" ai cavatori?

 

Ovviamente le risorse comunali sono limitate, ma le scelte sulla loro destinazione derivano anche dalle convinzioni e conseguenti decisioni degli amministratori.

 

E le decisioni dicono, per l'appunto,  che investire alcuni milioni di euro sulla Sega di Ala è prioritario rispetto al risanamento della zona estrattiva.

 

Niente di nuovo quindi, tutto come da consuetudine:

 

  • la provincia legifera (dal 1980, ma ancora nel 2006) stabilendo che dove non risana il cavatore lo deve fare il comune con recupero successivo della spesa;

 

  • se il comune vorrà, bontà sua, emetterà un'ordinanza di ripristino che ovviamente sarà impugnata prima presso il Tar e poi al Consiglio di Stato; dopo qualche anno, constatata la non osservanza dell'ordinanza, il comune dichiarerà di non avere i mezzi finanziari per sostituirsi all'inadempiente, divenendo a sua volta inadempiente.

 

  • e con ciò è a tutti chiaro il perché nessuna delle autorizzazioni estrattive nelle cave di Pilcante sia stata fin'ora dichiarata esaurita.

 

Legalità elastica, per adattarsi ad ogni situazione!

  

Perché, o stolti, far birberie fuor dalle leggi? C'è tanto posto di farne dentro! (Carlo Dossi)

  

Era mia intenzione, nel corso della serata, approfondire, ponendo precise domande, alcuni aspetti che né il nuovo piano né i relatori chiarivano.

 

E' subentrata poi la convinzione che ponendo molte domande avrei limitato la possibilità di altri interventi; ho quindi posto ai relatori solo alcuni dei quesiti.

  

Esporrò quindi di seguito i quesiti posti, o che intendevo proporre agli amministratori.

 

1.Quali scelte farà l'amministrazione comunale se a sei mesi dall'approvazione del nuovo piano da parte del consiglio comunale il progetto unitario non sarà sottoscritto da tutti i proprietari o il coordinatore unico non sarà scelto all'unanimità? 

 

Applicherà, dopo la concessione di ulteriori 6 mesi, l'avocazione sui terreni dei privati che non aderiranno al progetto  (LP 7/2006 - art.19)  e sospenderà le autorizzazioni ormai scadute dopo l'approvazione del nuovo piano?  (Norme Attuazione -art. 4, cap.2) 

 

E' la  domanda che ho posto all'assessore alle attività ambientali.

Dal quale mi aspettavo una risposta competente. L'intervento immediato del Sindaco, che peraltro non ha fornito risposta in merito, gli ha impedito di proferir parola.

 

2.Preferendo il realismo alla retorica, si dovrebbe onestamente ammettere quanto sia improbabile che i soggetti interessati alle zone estrattive trovino un accordo per il progetto unitario, ma sopratutto per il coordinatore unico, da scegliere all'unanimità (Norme Attuazione -art. 16, cap.4) 

 

3.A riguardo dei ripristini delle cave esaurite cosa cambierà nella realtà?

Se detti ripristini non saranno attuati nei tempi previsti dai soggetti interessati, saranno, come prevede la legge provinciale, attuati dal comune?

 

E' la seconda domanda posta, con risposta chiara del Sindaco. Il comune non dispone delle risorse necessarie.

 

4.In un caso il PCPA è stato usato come "legge omnibus" - il parlamento nazionale insegna-.

 

Il 04/12/2008 il Consiglio Comunale ha dato parere contrario all'installazione di un impianto di recupero inerti sulla pp. ff. 600. Ci si sarebbe aspettato quindi che una nuova decisione di collocare analogo impianto sulla medesima particella dovesse passare al vaglio nuovamente del Consiglio Comunale.

 

Esautorando il Consiglio Comunale, si è  invece deciso, in modo inusuale ed azzardato,  di autorizzare l'impianto - anzi 2 secondo le tavole di progetto - inserendolo nelle norme di attuazione, la regolamentazione comunale dell'attività estrattiva con validità 18 anni.

Di fatto un impianto con autorizzazione ventennale (Norme Attuazione - art. 7, cap.3).

Ennesimo colpo di mano all'interno del nuovo progetto estrattivo che nella prima stesura dava qualche certezza concreta. Poi sono intervenute le revisioni, le varianti, i sogni rappresentati nei rendering per il roseo futuro delle aree estrattive.

 

Si potrà affermare che comunque il piano dovrà passare all'approvazione del consiglio comunale, quindi anche gli impianti troveranno la dovuta regolamentazione normativa. 

Ma chi si assumerà, all'interno del Consiglio Comunale, la responsabilità di  negare il  parere favorevole agli impianti avendo per risultato anche la non approvazione dell'intero piano estrattivo?

 

La risposta a questa domanda non è stata convincente, non supportata da riferimenti certi alla normativa. Si è concluso che l'impianto di riciclaggio è altra cosa da quello negato nel 2008, in quanto servirà a riciclare materiali da usare per i ripristini.

 

5.La legge provinciale è chiara in merito al destino ultimo dei terreni oggetto di avocazione:  

"Il progetto di coltivazione deve prevedere un ripristino tale da non modificare la destinazione d’uso dei terreni."

 

Nella zona estrattiva di Pilcante i terreni sono tutti agricoli, quindi....

 

Ma il piano estrattivo prevede, (ovviamente dando per scontato che a Pilcante non ci saranno avocazioni) che il fondo di tutta la zona estrattiva di Pilcante  rimanga senza ripristino, a disposizione per ... ???

 

Alcuni terreni privati, oggetto di possibile avocazione, gravano su quel futuro fondo cava che non dovrebbe essere ripristinato.

 

Come si conciglierà, nel caso di avocazione, la legge provinciale con le norme comunali?

 

6.Sulla tav. n° 5- 04/si prevedono pozzi piezometrici per l'analisi chimica di controllo della falda, e pozzi destinati al solo controllo del livello della medesima falda.

 

Sulla base di quali considerazioni è stato deciso che, pur essendoci due ex discariche RSU molto vicine e che negli anni '80 furono gestite, o non gestite, nello stesso modo, una delle due non avrà il controllo della falda ai fini di rilevarne un possibile inquinamento, ma il pozzo esistente sarà usato solo per monitorare il livello della falda?

 

Tutti i pozzi utilizzati per le analisi chimiche sono collocati a valle della discarica Neravalle, controllano quindi la falda dopo che ha lambito tale discarica.

A valle della discarica Casarino nessun controllo è previsto!

 

A questa domanda non si è ottenuta alcuna concreta e comprensibile risposta.

Si è invece chiaramente compreso che l'amministrazione comunale non si è interessata alla discarica Casarino.

 

7.L'art. 15 della L.P. 07/2006 prevede un contributo per l'esercizio dell'attività di cava:

 

"La coltivazione delle cave ai sensi di questa legge è soggetta al pagamento di un contributo annuale, quale compensazione dei maggiori oneri sostenuti dalla comunità per effetto dell'attività estrattiva."

 

Si è informata l'amministrazione comunale nel merito, se sia già stato definito tale contributo, e con quali modalità entrerà nelle casse comunali?

Inoltre si è determinato quale sarà l' utilizzo che se ne farà nel comune di Ala, data la legge:

 

"..è utilizzato per la realizzazione di interventi finalizzati al miglioramento dell'ambiente e di interventi infrastrutturali resi opportuni dalla presenza delle cave." ?

 

Alcune cifre indicative dicono che i mc fin'ora estratti complessivamente nell'area di Pilcante sono circa 10.000.000 con un valore di mercato tra 150.000.000 ed i 200.000.000 di euro.

 

Nemmeno un euro è tornato alla comunità per rimediare ai danni causati al territorio.

 

Questo è uno degli argomenti nemmeno accennati nell'esposizione del nuovo piano.

A dimostrazione della mancanza di sensibilità anche verso questa possibile seppur minima fonte di introito per le casse comunali da utilizzare, assieme alle cauzioni depositate dai cavatori, per i ripristini mancati.

 

 

Prima o poi il piano dovrà essere portato all'approvazione del consiglio comunale.

 

E' troppo sperare che in quella occasione, per merito di qualche confluenza astrale particolarmente favorevole, qualche consigliere, non necessariamente dell'opposizione, voglia approfondire qualcuno dei quesiti sopra esposti? 

Poche sono le speranze, vista la poco rilevante  presenza della categoria alle serate del 18 e 26 luglio, organizzate dalla stessa amministrazione comunale.

Assenze che, a mio parere, definiscono perfettamente l'assoluta mancanza di interesse della maggior parte del consiglio comunale per la conoscenza e la ricerca di soluzioni per le zone estrattive.

 

Marcello C.

 

 

 

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