Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

Una montagna , una comunità  e una strada -2a parte

 storia , cronaca, spigolature e  ricordi 

 

$ 35

 

 I Lavori di ritracciatura e allargamento  della strada  eseguiti dal 1895 al 1899,  uniti ai pochi interventi fatti dal Genio Militare Italiano, consentirono di disporre comunque di una carretera  sufficiente a soddisfare le esigenze dell'economia del tempo. La strada/mulattiera che conduceva ai pascoli della Lessinia seguiva sostanzialmente  l' attuale  tracciato.

 

stemma-comune-in-alta-definizione mediumI difetti congeniti, i limiti di una esecuzione al risparmio, l' assenza di una continua manutenzione , vanificarono in parte i vantaggi che comunque il nuovo tracciato aveva portato e quindi negli atti  si parla sempre  e si sottolinea , di una strada  percorribile da soli animali . E in tal senso  recita una deliberazione del 1927 del Comune di Ala:

 

“ Il Comune è obbligato a mantenere la strada della Valbona, della Valfredda, della Valle di S. Valentino e così pure quella di Malga Barognollo.

 

Il Comune non è però tenuto a mantenere carreggiabili  le dette strade   ma bensì accessibili soltanto a bestie da soma. Sarà altresì obbligato a riattare il sentiero del Lovro.”

 

Evidente da questi impegni quale fosse lo stato della viabilità per l'Altipiano; delle semplici mulattiere percorribili  a cavallo , con qualche birroccino o carretto o  con trasporti effettuati a soma.

 

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Famiglia Pallaver  prima metà degli anni 20

 

Ad integrazione di questo approccio una seconda deliberazione  del 31. 3. 1929  così recita:

 

Veduta la relazione del tecnico del comune con la quale fa presente la necessità di provvedere ad una radicale sistemazione della strada che da Sdruzzinà conduce all'Albergo alla Sega (di proprietà del Comune) sui monti Lessini di Km.14, in modo da porre la strada  stessa nelle condizioni di poter essere transitata con ogni mezzo sia dal numeroso concorso di forestieri i quali durante l'apertura dell'Albergo – 1.5 – 30.9 – si recano sui Lessini, sia per il continua transito che provocano i prodotti dell'alpeggio e il taglio del fieno, trovandosi sui Lessini 15 Malghe di proprietà del Comune.

 

Veduto come la manutenzione della strada suddetta , nel passato esercizio fu ripartita in tanti lotti affidati a operai a mezzo di licitazione privata procurando per il comune una spesa di 6.000 lire.

 

Riscontrato come tale sistema, oltre ad apportare al Comune  un maggior onere di c.a. 3.000 lire  non è pratico e neppure  offre una sicurezza di avere una necessaria costante manutenzione.

 

Constatato come per la manutenzione  di tale strada sia più conveniente per il Comune assumere un numero di 4 cantonieri provvisori con l'incarico di procedere alla sistemazione di tutto il piano stradale e dopo aver eseguito tale opera,  affidare  sino al 30 settembre la custodia ad un cantoniere.

 

Delibera:

 

di provvedere alla rimozione delle frane, alla sistemazione del piano stradale con provvista, ove occorre, del necessario materiale di manutenzione della strada   che da Sdruzzinà conduce all'albergo alla Sega a mezzo di 4 cantonieri.”

 

Un  tentativo questo,  di adeguare la viabilità alla crescente domanda di turismo e per dare finalmente una soluzione alle innumerevoli difficoltà cui erano soggetti gli operatori stagionali addetti all'alpeggio, alla fienagione, al taglio e trasporto del legname, alla manutenzione delle Malghe, alla gestione dell'Albergo Alpino.

 

Un passo indietro:

 

L'anno 1928 addì 25 del mese di agosto anno VI ad ore 10 in Ala,

il Podestà Signor Scomazzoni Ernesto valendosi della facoltà concessagli dall'art.5 1. comma della legge 1 febbraio 1926 e coll'assistenza del Signor Segretario Zamperini Ferdinando,

 

veduto come a seguito della riunione tenutasi il 13 c.m. Presso la Prefettura ad iniziativa di sua Eccellenza Alberto de Stefani, fu costituito un regolare Consorzio per la costruzione di una Grande strada rotabile “Osteria sega – Ala” alla cui Presidenza  venne chiamata sua Eccellenza il Generale Andrea Graziani” *

 

Valutato come i comune di Ala è il principale interessato nella esecuzione di tale opera e come da questa ne deriva la fortuna dello stesso Comune in quanto che verrebbe di conseguenza a valorizzarsi la maggior parte  delle sue proprietà formate da zone pascolive e ricchi boschi di alto fusto che oggi per difficoltà  all'accesso, la maggior parte del legname deperisce e marcisce sul posto.

 

Considerato come il seguito alla Grande Guerra Mondiale  l' Altipiano dei Lessini fu reso percorribile in tutta la sua estensione a mezzo di ampie strade militari affacciantesi sulla Valle dei Ronchi e quindi ben più necessario ed opportunamente giustificato appare ora il bisogno di dare uno sbocco a questo grande insieme di strade  che offrono al turista meravigliosi spettacoli di visione delle Alpi con la possibilità di scendere nella Vallata dell'Adige per Ala e raggiungere l'importantissima arteria di 1. classe del Brennero.

 

Veduta la relazione annessa dell'Ufficio  del Corpo Reale  del Genio Civile di Trento con la quale fa presente  che il tracciato che offre il miglior risultato pratico per l'allacciamento dell'altipiano con la Valle dei Ronchi e quindi con Ala   e la strada del Brennero, è quello di utilizzare le strade militari esistenti e che si spingono sino all'Osteria alla Sega sino al Termine 135 (Capitello ndr).

 

sega 2Si stacca da questo estremo e a quota 1170 e  passando sotto Malga Cornafessa e Malga Barognollo attraversa la Val de Fora, di Caigola, la Val Bona, la Valle dei Ronchi per raggiungere il torrente Ala sotto Muravalle e inserirsi quindi nella strada esistente, “ Al Mas”.  Complessivamente per un percorso di km.19,500 di cui 14.625 di nuova costruzione e di km. 4,875 di sistemazione delle strade  compresa quella dal Mas ad Ala.

 

La spesa di Lire  3.000.000  verrà coperta da contributi statali per il 60% e per il 20% dalle due provincie di Trento e Verona; costo di Lire 155 al metro.

Un raffronto empirico dei costi   propendono per una stima di  spesa di c.a. 40.000.000 al Km espressi in Lire e quindi non lontani dal costo di una strada forestale ai giorni nostri.

 

…...e ancora

 

Nel 1929  in una delibera di Giunta si accenna alla rotabile Sega-Moniti Lessini – Brustolotti di Km. 15.30 da costruirsi e 1 km Sega – Capitello e km. 1,9 Brustolotti -Stazione di Ala da riadattare.

Le motivazioni addotte  sono tutt'ora di grande attualità: l'intermodalita tra la gomma e la ferrovia, l' attribuzione all'opera  di una  grande importanza per collegare la ferrovia di 1. classe del Brennero.

 

Il genio civile di Verona venne incaricato di stendere il progetto. La spesa lievitò a 4.500.000.

 

Molte come consuetudine ( norma del “Za ke...”)** le proposte di varianti . La strada  che in origine avebbe dovuto concludersi nella valle dei Ronchi, fu spostata  ad Ala in Piazza Buonacquisto, poi in località  Casa Vicentini, quindi  alla sorgente al Tarello,  infine alle Caigole; insomma una ridda di proposte che assorbirono  le già esauste finanze del comune chiamato a coprire tutte le spese di progettazione, sopralluoghi, trasferte.

 

Si succedettero   lunghi e significativi silenzi : dal 1931 (mori' Graziani)  al 1935

Infine  i rintocchi della Diana che scandivano i destini della Patria , assunsero ben altro suono e tutto subì una brusca inversione.

 

La guerra d'Etiopia, quella di Spagna, le sanzioni, il cambio di alleanze sullo scacchiere europeo, relegarono le aspettative di Ala e l'ambizione per la Sua Strada, nel dimenticatoio della Storia. L'amministrazione non riusci a reperire nel 1934 , 2.000 lire per l'ennesima variante. Questa era in soldoni la situazione.

 

Eppure con una cocciutaggine  per certi aspetti ammirevoli ancora nel 1940 si invocò l'intervento dello stato appellandosi all'alto valore di strada ex militare da questa avuto nel primo conflitto.***

 

Una Salerno -Reggio Calabria ante litteram!

Di questa monumentale opera che avrebbe devastato l'intera montagna Alense posta sulla sx Adige non venne neppure tagliato il nastro d' avvio dei lavori . Le motivazioni?  Molte e diverse tra loro, vediamo:

 

L'arditezza dell' opera  insistente su un tracciato orograficamente molto impegnativo, l'attraversamento di 4 Valli  problematiche per i periodici improvvisi afflussi d'acqua e materiale  , la necessità di un ponte per l'attraversamento del Torrente Ala in quella che sembra  essere  la località Mas a monte dei Brustolotti.

 

Sicuramente la spesa venne sottostimata  come pure i vantaggi . 

Questi  errori di valutazioni  furono d'altronde una costante in tutte le progettazioni e ipotesi di rilancio della Montagna Alense.

 

Grandi aspettative, progetti faraonici, enormi somme  dissipate per risultati che definire deludenti  è un atto di generosità. In termini economici naturalmente. Il saldo ambientale e naturalistico fu ed è ampiamente attivo.

 

Non trascuriamo  inoltre  le operazioni di sottogoverno e di  enfatizzazione di un  Regime che si stava consolidando,  riconosciamo a margine l' opportunità della  rivalorizzazione della figura del Generale Graziani, il grande edificatore e costruttore di strade  ( vedi La montagna del Baldo  e l'altipiano di Brentonico/MonteAltissimo).

 

La  lapide tombale posta sul di lui sacello nel 1931 lo fu forse anche per le ambizioni del Consorzio per la nuova Strada Lessinia -Valle dell'Adige.

 

E così , utilissima , nella sua pragmatica modestia ,  fu la deliberazione di affidare a manodopera locale e stagionale il compito di riattare  con buona volontà, molta fatica e altrettanto tempo, la vecchia mulattiera.

           

Nel 1947 ( promotore  questa volta il comune di Boscochiesanuova) , riemerse  dalle rovine della guerra e dalle nebbie del tempo, l' ennesima proposta per un collegamento Ala - Lessinia.

 

Solito iter burocratico, ancora interventi sul Genio Civile, altri progetti ( meno pretenziosi questa volta) , nuovi aggiornati  preventivi – 6.300.000 - , ma l' entusiasmo  non compensò la mancanza di quel tempismo/realismo  che altro non sarebbe stato che buonsenso .

 

L'Italia uscita devastata dalla Guerra ,  aveva ben altre priorità che portare agevolmente  a valle qualche quintale di burro e qualche tonnellata di fieno e legname da una remota montagna ad una piccola depressa cittadina.

 

Altri progetti apparvero minacciosamente competitivi come quello del collegamento Valle d'Illasi – Valle di Ronchi con la Galleria di Pertica. Anche questi relegati nel libro dei sogni , anche questi esempi di un deja vù che ci riporta ai giorni nostri:  alla PI.RU.BI, alla TAV/TAC, alla Valdastico, alla Supervalsugana, al collegamento Malcesine – Avio.

 

Nulla di nuovo sotto il sole quindi e questo attenua di molto le ingenuità dei nostri padri in merito alla strada  ….questa volta si , omen nomen ....”della Sega”.

 

Anni 50

 

Come un gioco degli specchi la vicenda della strada della Sega  non si quietò, tutt'altro! L'idea di fondo che  lo sviluppo della Città, il crescere della sua economia, l' accesso al nascente Miracolo economico e ai benefici legati al turismo ,  dovesse passare per la costruzione della strada della Sega divenne un tormentone senza fine .

Il leit motiv di molte amministrazioni comunali.

 

Negli anni 50 i lavori condotti in economia dal Comune  permisero alla cittadinanza e soprattutto  a quanti traevano sostentamento dall'Altipiano, di disporre di una strada percorribile con carri e in seguito anche da qualche trattore. Pionieri ed eroi nell'immaginario di noi bambini villeggianti alla Sega , furono il Rizzo con il suo Porsche Rosso, Il Chele e il Tram entrambi da Pilcante e tutti e due  motorizzati  con Steyer verdi .

 

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Si aggiunse in un secondo tempo anche il fragile trattore OTTO  a ruote anteriori gemellate  progettato per l'aratura  in piano, dei “ Matteoni” mezzadri della Famiglia Sartori e alloggiati per questo  nella più bella delle tre Ville della Sega. (ovviamente non nei piani nobili). Altri si aggiunsero in seguito: Il Chizzola con lo Steyer e il Lisandro da Sdruzzinà con il Porsche.

 

Il comune di Ala stanziava annualmente generosi importi per riadattare e risistemare e rendere meno trasandato e irregolare il manto  stradale ma soprattutto per porre  rimedio ai danni che le piogge autunnali o le periodiche piene provocavano al tracciato . Questi eventi si manifestavano  con particolare violenza nella  località detta del “Sambel” ( o Sambèl?) laddove la strada lasciava la sponda destra del Rio Val fredda ,   passare   su quella di sinistra  per inerpicarsi  verso la Lapide, la Voltà Longa la Trincea , Riondera, el Cafè, el Pian dei Boi. el Scagliom, le Ponterete, el Capitell.............  l' Albergo.

 

Più di un ' ora  con il trattore di 8 – 10 ore  con il carro trainato da buoi, che infatti partivano da Ala  dopo l'imbrunire  immediatamente  dopo la recita del Rosario.

 

Nel 1957/58 venne  scavata la Galleria prima della Trincea,  eliminando un passaggio stretto e molto pericoloso che si snodava poco più a valle . Piccola curiosità: al sopralluogo presenzio' l'allora Senatore Spagnolli  del Collegio di Rovereto.

 

L 'orgoglio di Ala subì una cocente  sconfitta  allorquando a cavallo tra gli anni 50 e 60 , il comune di Peri e quelli del sovrastate altipiano, riuscirono in poco tempo a costruire un valido collegamento tra fondo valle e montagna. La “strada del Boter”  venne altezzosamente appellata dagli Alensi.

 

Certamente gli interessi della zona di S. Anna e delle fosse vennero proficuamente interpretati dall'imprenditoria locale  nella quale spiccava la figura del Lavarini.

 

La strada  conobbe notevoli traversie derivanti dalla mancanza di un collaudo e quindi dell'agibilità. Ma questi sono i contrattempi della fretta.

 

Anni 60

 

Nel 1960 una disastrosa alluvione travolse la strada statale e la sottostate ferrovia in località Sdruzzinà poco a nord dell'attuale agritour. La strada della Sega scomparve letteralmente per centinaia di metri, laddove la valle si restringe , le acque poterono esercitare tutta la loro violenza

Con uno sforzo finanziario  molto impegnativo, il tratto di strada incriminato venne rifatto  non più adagiato sull'alveo del Rio Valfredda, bensi sostenuto da imponenti muraglioni denominati successivamente “Arene” per lo spettacolo che la vista da valle offriva.

Anche le briglie vennero rinforzate  con un 'imponente opera ingegneristica per contenere  la ormai dimostrata pericolosità del Rio Valfredda che nella sua violenza,demolìi le spallette del ponte  di sul torrente che  collegava  l'albergo Alpino con la strada

Tutto inutile......

 

L'alluvione del 62 travolse in maniera irrecuperabile le nuovissime briglie     con grande perdita di risorse. Circa 30.000.000 di lire  di allora.

 

Anche sul finire degli anni 60 la percorribilità della strada non era ne continuativa, ne assicurata da date precise. L'apertura  dipendeva dall'andamento meteorologico dell'autunno e dell'inverno.

 

Abbondanti piogge autunnali potevano procrastinarne l'apertura in attesa di porre rimedio ai danni provocati. La prima neve rendeva ufficiale la chiusura e non di rado anche nel mese di maggio la Sega era raggiungibile solamente da S. Anna – Erbezzo. Ricordo le preoccupazioni dell'allora gestore dell'Albergo Alpino – il Maestro Luigi Delpero, impaziente di  approntare la struttura, di verificare i danni invernali, predisporre il tutto  per l'apertura, con la meticolosità che lo contraddistingueva. Disponendo allora di una robusta WV mi offrivo volentieri per  qualche avventuroso viaggio . Nulla di eroico ma le condizioni della strada erano, per chi le ricorda, veramente disastrose  per la sicurezza ( inesistenti i guard -rail) e per l'integrità dei mezzi.

 

Ammirevole per i tempi fu l'attenzione  prestata dalle Amministrazioni che si succedevano: pulizie, disgaggi, messa in opera di canaline per impedire il drenaggio della pioggia, periodici rifacimenti del manto stradale con l'impiego di un particolare materiale  compattante e resistente allora presente in abbondanza il località “ai Piani – alla Cava “

 

Ma ad Ala si lambiccava e si rimuginava  alla ricerca di soluzioni tecniche e finanziarie. I progetti o meglio qualche disegno , qualche schizzo e qualche plastico,   di faraoniche iniziative  circolava nel crepuscolo del boom economico. Chi riesumava il vecchio progetto degli anni 30, altri proponendo  brusche quanto estemporanee correzioni di tracciato a quello esistente, ( Riondera- Malga Borghetto). Non mancavano i progetti di collegamenti a fune con le Scorteghere lungo la Valbona.

 

Una panoplia di esercitazioni che qualcuno ebbe l'accortezza di rimettere  più o meno cortesemente nel cassetto per ritornare ad un sano pragmatismo. Fu l' allora Sindaco Simonetti uomo di grande lungimiranza politica e capacità di sintesi ad insistere su un progetto, certamente impattante , ma anche  il solo  che avrebbe evitato per sempre l'ostacolo del Sambel. Quello che vediamo ora realizzato.

 

Sempre negli anni 60 l'amministrazione Simonetti  intravide in  alcuni investimenti immobiliari che si stavano definendo nella zona della Malga Fratte , divenuti poi il villaggio S. Michele , il momento opportuno per coinvolgere la Provincia di Trento  e altri Enti.

 

L'efficacia dell'azione politica corroborata da un movimento d' opinione favorevole animato dal compianto Maestro Luigi Delpero,  (pure lui amministratore) , si concretizzò nell'affidamento dei lavori stradali alla ditta del Favero di Trento, la quale in pochissimo tempo e con  altrettanta poca  attenzione all' ambiente , realizzò  la strada ma a prezzo di quella cicatrice  che per anni  consenti di affibbiare alla montagna l'appellativo di “Montagna di Zorro” per il grande sfregio posto  in bella  vista per quanti scendevano la Valle dell'Adige.

           

Nell'agosto del 1966 sull'altipiano giunse l'elettricità , nel 1968 il tracciato venne ultimato, nel 1970/71 si diede compimento al ponte di attraversamento  del Rio Valfredda in loc. Giazzeri, progettato dal nostro Concittadino Ing. Ottorino Simonetti.

 

Asfaltatura, guard-rail, segnaletica e un'opportuna quanto efficace azione di rimboschimento consegnarono  nel tramonto  degli anni 70, la strada agli Alensi finalmente conclusa.

 

Negli anni 90 e 2000 la  Provincia ,  che aveva nel frattempo preso in carico la strada ,  ne ampliò la carreggiata, rettificò i tratti più ostici, mise in sicurezza i versanti pericolanti,  consentendo  a questa  di  fregiarsi del titolo di SP 211 dei Monti Lessini .

 

Un doveroso riconoscimento e ringraziamento va fatto a chi evitò  quegli scempi dei quali ancora oggi ce ne rammaricheremmo.

 

Fu infatti ipotizzato un  cambio di tracciato in località  Valle dei Colleri sopra Riondera per ridurne la pendenza ;  sacrificando così  il maestoso bosco di faggi. Fu impedito dall' allora dirigente del Servizi Provinciale,  Ing. Stefano P.

 

Tante le vicissitudini, molti i protagonisti, tante le persone che con l'altipiano ebbero un rapporto  di tenerezza e  un grande coinvolgimento emotivo. Non dissimile da quello che sono certo anima ancor oggi quanti si inerpicano su quei tornanti in modo agevole e sicuro .  Ma  questo non deve farci dimenticare i tanti, troppi morti che le numerose lapidi poste sul tracciato ammoniscono sul   prezzo che la strada richiese  a vario titolo negli anni.

 

 …......   e domani?

 

L'esistenza di un efficiente collegamente non ha posto fine ad altri appetiti, ad altre e numerose proposte per collegare l'altipiano con il fondovalle. Molto più pericolosi  -queste ultime- dei tanti accademici esercizi degli anni 60  perche' sostenuti da una più efficace azione di lobbysmo.

 

Ma questo dipenderà quanti reggeranno le sorti della città e dalla loro sensibilità  

 

 


Spigolature

Toponimi : i tantissimi toponimi che definivano anche le più piccole e sperdute località del territorio sono ora per noi solamente delle curiosità spesso incomprensibili. Non così un tempo , quando la conoscenza dettagliata del territorio era di vitale importanza per qualsiasi attività lavorativa , per definire luoghi d'incontro, per svolgere alcune consuetudinarie azioni:  ecco quindi molto sommariamente:

 

Da Sdruzzinà incontriamo a salire:

 

L'Acquedotto                      i Piani deRiondera

Piam dei  Tei                      I Coleri

Toff dei Dazzi                     El Cafè

I Giazeri                            La Busa dei Zirezi

El golin del Diaol                El Scagliom

El Sambel                          La Cava

La Lapide                          Le Ponterete

La Strada Vecia,                El Capitel

La Voltà Longa                  Le Ville

El Pian de la Streta            L'Albergo

La Trincea                                                                           

 

La strada fu teatro anche di tragedie: della strada, della Guerra del Brigantaggio.

 

Poche centinaia di metri dall'inizio troviamo la Lapide di Debiasi Ernesto, ucciso dai Tedeschi nelle caotiche giornate che seguirono il 25 aprile e la ritirata tedesca

 

Poco più avanti la lapide ricordo dei 4 morti per incidente stradale

 

Nel percorso ormai abbandonato troviamo la Lapide per antonomasia che ricorda un fatto di sangue , per rapina o regolamento di conti ancora dell' 800

 

Poco sopra Riondera perse la vita per incidente motociclistico un nostro concittadino e questo in tempi recentissimi

 

Non poche le automobili che uscirono di strada e fortunosamente senza conseguenze drammatiche.

 

 


 

Note: 

 

*    Andrea Graziani: Generale del Regio Esercito, autore nella I° Guerra Mondiale di numerose opere stradali tra queste  la   strada che da S. Valentino porta a Bocca Navene e quindi a Ferrara del Monte Baldo  che reca ancor oggi il suo nome.

**  Za ke.... acronimo della frase:  “Za che ghe sem poderesene far anca questo e quest' altro”  efficacissimo metodo per stravolgere qualsiasi prevenivo di spesa.

***  vedi atti di dismissione delle strade ex militari da parte del Regio Esercito

 

  

Nb: i documenti ufficiali sono stati trascritti integralmente rispettando la terminologia e la toponomastica usata

 

Un ringraziamento a Mariano Mattei per i contributi toponomastici e cronologici  e a Mario Azzolini per i riferimenti giornalistici messi a disposizione 

Grazie anche a Bepi Pinter per le testimonianze dirette o ascoltate nel suo  inesauribile “andar per Monti”

   

Luciano Rizzi

 

 

 

Commenti   

 
# franco franchini 2017-02-09 17:31
ancora complimenti per i dettagli di vita passata in Lessinia evidenziati in modo magistrale Bravo Luciano
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# Rizzi Luciano 2017-02-24 18:23
grazie Franco. un desiderio , il mio, di salvaguardare una microstoria, qualcosa che appartiene a tutti e che molti potrebbero ancora testimoniare.un saluto
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