Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

Andamento lento....ed effetti collaterali.

 ...in occasione della consueta proroga a fine anno del vecchio piano cave, la sesta...

 

mal di testa

 

"Noi  campagnoli", quando dobbiamo affrontare una qualsiasi progettazione ci affidiamo ad un tecnico competente nella materia di nostro interesse.

D'altra parte le normative sono così complesse, a volte sembrando volutamente ermetiche , da richiedere necessariamente un'interprete.

Il tecnico ci aiuta appunto nell'interpretazione e nel portare a termine il nostro progetto a norma di legge.

Se vogliamo andare oltre quanto consentito dalle norme, sarà il nostro interprete a chiarire se possibile oppure no.

 

Questa ovvietà sembra non trovare riscontro nelle vicende pluriennali della progettazione del nuovo piano cave del comune di Ala.

Qualcuno decise fin dall'inizio della progettazione, nel 2006, che l' "andamento lento" doveva essere la filosofia guida di una progettazione che altrimenti sarebbe già operativa da tempo.

 

Il contratto tra comune e tecnico incaricato prevedeva la consegna del nuovo piano all'amministrazione comunale entro 5 mesi dalla sottoscrizione del contratto, quindi verso fine aprile 2007.

Il nuovo piano cave doveva programmare il futuro dei 48 ettari delle aree estrattive presenti sul territorio comunale, mettendo ordine sulle molte omissioni e irregolarità verificatesi nei decenni precedenti.

 

Tra le altre indicazioni, due precisi imput diede l'amm.ne comunale al tecnico:

  • tutte le aree, a fine estrazione, dovevano essere destinate a zona agricola di prima categoria;
  • nessun nuovo impianto di riciclaggio poteva trovare collocazione nelle aree estrattive, che dovevano essere totalmente ripristinate a zona agricola di prima categoria.

 

Sulla base anche di queste due precise indicazioni, il tecnico di fiducia consegnò all'amministrazione il progetto che a marzo 2010 prese la via di Trento, destinato alla Valutazione di Impatto Ambientale.

 

La documentazione risultò incompleta (anche i migliori possono avere delle defaillance) nonostante il tempo dedicato alla progettazione, 41 mesi contro i 5 previsti, dal novembre 2006 al marzo 2010.

Fu integrata della documentazione mancante nell'aprile 2011.

 

Nel frattempo si era "scoperto" che gran parte della zona estrattiva di Pilcante non poteva essere ripristinata a zona agricola in quanto vincolata dal 2003 a discarica di rifiuti inerti dal Piano Comprensoriale di smaltimento dei rifiuti speciali.

 

Quindi il primo degli imput dati dall'amministrazione al tecnico era evidentemente irrealizzabile per parte della zona estrattiva.

 

Direte voi, ma questo il tecnico di fiducia come faceva a non saperlo? mah!....

Ed il tecnico comunale che aveva il compito di seguire la progettazione? altro mah!...

Si troverà ora rapidamente la soluzione?  Andamento lento....

 

La soluzione, per ora apparente, in quanto gli uffici provinciali preposti potrebbero sollevare altri quesiti ed ostacoli, arriva con il deposito  al Via della integrazione progettuale nel novembre 2012.

 

E' da subito evidente che in questa ultima fase anche il secondo imput dell'amministrazione di cui si parlava sopra, riferito agli impianti di riciclaggio, è stato ignorato.

 

L'andamento lento inizia a dare frutti per i sostenitori del metodo.

 

Non uno ma due impianti verranno autorizzati all'interno dell'area della discarica della Comunità di valle. Un silos (produzione di calcestruzzo?) ed un impianto per il recupero di rifiuti inerti "finalizzato alla produzione di materie prime e seconde da utilizzare per i ripristini previsti dal Programma di Attuazione".

Non dimentichiamo che impianto analogo per il recupero di rifiuti inerti è posizionato a 200 mt, e anche per questo motivo la precedente amministrazione era contraria ad un'ulteriore impianto.

 

La distorsione della realtà si nasconde costantemente nelle pieghe-righe di questo nuovo piano.

Persino a noi "ingenui campagnoli" risulta evidente che si sta avviando una nuova attività imprenditoriale, non certo finalizzata ai ripristini dell'area.

Il volume di inerti con cui il proprietario dell'area ha ripristinato quanto aveva precedentemente scavato al di fuori del piano cave ad est, è superiore ai volumi necessari al ripristino perimetrale previsto per la discarica. Ed in quel caso non ci fù necessità di alcun impianto di recupero di rifiuti inerti.

 

L'andamento lento permette il raggiungimento di obiettivi che altrimenti potrebbero essere mancati con procedure troppo veloci. Permette l'aggiustamento del tiro.

 

Permette, piano piano, di far entrare nella nuova programmazione dei ripristini anche la dilagante filosofia del "condono".

Va ricordato che sulla base del piano cave ancora in vigore tutte le aree estrattive erano state autorizzate con obbligo di ripristino a verde agricolo, con colmatura dello scavo effettuato.

Quanto impegnava i cavatori nel ripristino costoso delle aree estratte, diventa ora carta straccia. E questo fatto, se può essere tecnicamente accettabile in quanto negli anni le normative scritte cambiano, non deve azzerare gli obblighi regressi, da trasformare comunque in un vantaggio per la collettività.

Non è accettabile che il debito, anche ambientale, accumulato verso la cittadinanza alense non venga risarcito in moneta sonante, e ciò non è stato chiaramente scritto nelle norme attuative del nuovo piano. 

  

E' previsto che, alla fine dell'attività estrattiva nell'area di Pilcante tutto il fondo della cava si troverà a disposizione per gli spunti di riflessione che l'Amministrazione di Ala potrà trarre da uno studio redatto per conto della Provincia di Trento dalla dott.ssa Shir. Infrastrutture, kartodromo e quant'altro.

 

La vaghezza delle indicazioni su quale sarà la destinazione finale di tutta l'area sono sconcertanti, un triplo salto mortale all' indietro rispetto alle intenzioni della precedente amministrazione comunale di definire puntualmente il destino di tutta l'area.

 

Oltre ad essere intenzionalmente vaghe, una indicazione in particolare contrasta palesemente con una norma della legge provinciale sulle cave.

L'articolo 19 (Avocazione di giacimento) al capo 5 recita: "Il progetto di coltivazione deve prevedere un ripristino tale da non modificare la destinazione d’uso dei terreni."

Parte dell'area estrattiva è ancora zona agricola coltivata a viti. Si suppone che quella sia anche la futura destinazione d'uso. Uguale destinazione d'uso vale per tutti i terreni già scavati che ricadono all'interno della zona estrattiva, con l'eccezione della zona destinata a discarica.

Quindi, la destinazione futura coincide con l'attuale, per ora.  Perché allora si vagheggia di progetti per tutto il fondo dell'area estrattiva? Quanto scritto nel nuovo piano prelude a cambiamenti di destinazione d'uso?

 

Negli anni le cose cambiano , ovviamente, è anche questo tenuto nel  debito conto dai cultori dell'andamento lento.

 

Nel 1989, primo piano cave, era previsto lo scavo con riempimento totale.

Al 2012 i ripristini languono, inesistenti, e nessuno dei cavatori ha pagato ammenda.

Dal 2014, presumibile data di entrata in vigore del nuovo piano cave -altre proroghe ci attendono- , a norma di piano dovrebbero iniziare i ripristini nelle cave a monte della SP 90 - finalmente esaurite se qualcuno si deciderà ad emettere la "sentenza di esaurimento -  e sul perimetro parziale della discarica a disposizione della Comunità di valle.

 

Quest'ultimo ripristino inizierà con materiali non adatti a colture per uso alimentare, per proseguire verso nord,  a norma di piano, con terre adatte alla coltura della vite.

Sicuramente la divisione, netta, sarà indicata da apposita segnaletica!!

Prospettando che quest'ultimo ripristino sarà effettuato per la maggior parte oltre la durata del nuovo piano, quindi oltre il 2030. 

Gli "ingenui campagnoli " aspettano fiduciosi !

Dimenticando di dire che la punte estrema a nord è già stata riempita con migliaia di mc di materiali che, ad una verifica, potrebbero dimostrarsi inadatti alla coltivazione delle viti.

 

In linea con la tradizione consolidata, il nuovo piano decreta che a Pilcante ci sarà ancora poco ambiente, relegato ad una programmazione a scadenza pluridecennale e troppo business, questo sì con risultati immediati.

 

Credo che, dopo l'attenta lettura dei documenti, tutta la categoria degli "ingenui campagnoli" possa aver accumulato un consistente mole di dubbi sulla possibilità che questa programmazione porti ad un risanamento della zona estrattiva di Pilcante.

 

Una parte della componente politica delle amministrazioni comunali attuale e precedente può essere arruolata nella categoria "ingenui campagnoli".

Arruolamento valido solo in considerazione della difficoltà di comprensione  della complessità dell'argomento "programmazione estrattiva", dovendosi i nostri amministratori misurare con soggetti che, come dimostrato, possiedono capacità di comprensione e programmazione in misura ben maggiore di chi amministra la cosa pubblica, godendo inoltre di appoggi ed entrature che sembrerebbero preclusi anche all'amministrazione locale.

Nessun arruolamento negli "ingenui"  per le decisioni politiche mancate, che hanno permesso lo stiracchiarsi della situazione per anni, pur davanti a fatti evidenti ed indicativi di anomalie nell'istruttoria.

Non va dimenticato che Ala ha pur sempre un assessore all'ambiente in carica dal maggio 2010, e che i suoi primi passetti d'interessamento al nuovo piano cave datano gennaio 2011.

 

Non può essere arruolata  la parte tecnica dell' amministrazione competente in materia ; non è ammessa ingenuità in quella categoria che dovrebbe essere supporto attento ed accorto al politico.

 

Ai dubbi fin qui accumulati sul futuro delle zone estrattiva si aggiungono quelli sulla volontà e sulla capacità, fin'ora mai espresse od attuate, degli organi tecnici comunali e della polizia municipale di dare un occhio alle attività nelle aree estrattive, metodicamente. 

 

Questa competenza diretta non è mai stata accettata dall'amministrazione comunale **.

 

Ma forse per arrivare a questo, oltre alla volontà politica, serve anche qualche rimescolamento nell'organico.

 

Marcello Cavagna

 

Per chi è interessato ad approfondire l'argomento con la lettura della documentazione depositata al VIA

http://www.gis.provincia.tn.it/via/dati_newpdf.asp?codprj=VIA-2010-07

 

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PS

 

**per chiarire quali sono le competenze dirette dell'amministrazione comunale nelle aree estrattive secondo la LP 7/2006 -Disciplina dell'attività di cava  

 

ART.7  Autorizzazione

 1. L'autorizzazione alla coltivazione di cava è rilasciata dal comune nel cui territorio ricade l'area estrattiva interessata, revio parere del comitato cave, ....

 2. La coltivazione delle cave è consentita al proprietario del suolo dov'è situato il giacimento o a chi ne dimostra la disponibilità ed è esercitata nel rispetto del disciplinare ....

 4. La durata dell'autorizzazione è determinata sulla base del progetto di coltivazione allegato alla domanda e non può superare la scadenza del programma di attuazione comunale. Se il comune non approva il programma di attuazione, le autorizzazioni rilasciate ai sensi di questo articolo non possono avere durata superiore a diciotto anni.

 5. Il comune può prorogare l'autorizzazione, su motivata richiesta dell'interessato presentata entro i termini di scadenza dell'autorizzazione stessa, alle condizioni stabilite nell'atto originale, solo per il periodo necessario a:

a) completare i lavori di coltivazione autorizzati, compresi quelli di ripristino; in tal caso la proroga può essere disposta per un massimo di due volte per periodi non superiori a tre anni ;

b) adottare il provvedimento di rinnovo dell'autorizzazione.

 

ART.8 Istruttoria delle domande

 2. Il comune, ricevuta la domanda di autorizzazione, riscontratane la completezza e - 7 - la regolarità formale e verificato che il richiedente ha la disponibilità del suolo, la invia entro quindici giorni alla struttura provinciale competente in materia mineraria per l'acquisizione del parere del comitato cave.

 7. Il comune, entro trenta giorni dal ricevimento del parere del comitato cave e purché il richiedente abbia prestato la cauzione, rilascia l'autorizzazione corredata dal relativo disciplinare; entro lo stesso termine comunica l'eventuale diniego.

 

ART.16 Modifiche del disciplinare

 1. Il comune, se si rende necessario prevenire o contenere situazioni di pericolo o di danno sotto il profilo igienico-sanitario, della sicurezza geologica e idrogeologica o della tutela del paesaggio, dipendenti da fatti imprevedibili o non previsti al momento del rilascio dell'autorizzazione o della concessione, o per garantire una più razionale coltivazione del giacimento, modifica o integra il disciplinare, previa acquisizione del parere vincolante del comitato cave. La modifica o l'integrazione può essere effettuata anche su proposta delle competenti strutture provinciali o su richiesta del soggetto interessato.

 2. La modifica del disciplinare può essere richiesta dal titolare dell'autorizzazione anche in casi diversi da quelli previsti dal comma 1; il comune può accogliere la domanda previa acquisizione del parere vincolante del comitato cave.

 

ART.27 Vigilanza sull'attività di cava

 1. La struttura provinciale competente in materia mineraria, anche avvalendosi delle altre strutture provinciali o di quelle comunali, provvede al controllo sull'attività di cava per quanto riguarda le norme di polizia mineraria, il rispetto dei progetti di coltivazione e di ricerca e le norme tecniche contenute nei disciplinari di autorizzazione e di concessione

 3. Il comune può disporre controlli e verifiche segnalando le eventuali irregolarità dell'attività di coltivazione ..... alle competenti strutture provinciali per l'adozione dei provvedimenti di competenza.

 

ART.28 Sospensione, decadenza, e revoca dell'autorizzazione

 1. Se sono contestati l'inosservanza degli obblighi del disciplinare o il mancato rispetto delle prescrizioni impartite dagli uffici di sorveglianza o dal comune, il comune emette la diffida ad adempiere; se è accertata la reiterazione del medesimo comportamento antigiuridico, il comune pronuncia la sospensione dell'autorizzazione o della concessione.

 2. Dopo un provvedimento di sospensione, se il titolare incorre nuovamente nella medesima tipologia d'inadempimento, il comune, tenuto conto della gravità del comportamento antigiuridico, può dichiarare la decadenza dell'autorizzazione o della concessione.

 7. La sospensione, la decadenza e la revoca sono dichiarate dal comune e sono notificate al titolare dell'autorizzazione o della concessione e alle strutture provinciali competenti in materia mineraria, forestale, urbanistica e di tutela paesaggistico -ambientale.

 

ART.32 Sistemazione del suolo e ripristino ambientale dei luoghi

 1. Chi esegue lavori di ricerca e di coltivazione di cava .........è tenuto ad eseguire a sue spese i lavori occorrenti per la sistemazione del suolo o il ripristino ambientale dei luoghi, entro il termine e con le modalità fissate da un'ordinanza del comune, emessa dopo aver acquisito il parere del comitato cave.

 2. Il comune emette l'ordinanza prevista dal comma 1 anche quando, alla scadenza dell'autorizzazione o della concessione, non sono stati realizzati i programmi di sistemazione del suolo o di ripristino ambientale, ........

 3. In caso di mancata esecuzione dell'ordinanza il comune provvede d'ufficio a spese dell'inadempiente, anche utilizzando la cauzione versata.

 4. La somma necessaria per l'esecuzione d'ufficio, risultante da un'apposita perizia, è introitata con la procedura prevista per la riscossione delle entrate patrimoniali.

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La legge sembra chiara.

Nonostante ciò, all'interno dell'amministrazione comunale c'è ancora chi, ostinatamente, secondo una prassi pluridecennale consolidata, delega tutte le responsabilità decisionali ed i pessimi risultati gestionali dell'attività estrattiva alla provincia.

 

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