Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

La città nascosta.  Quando ad Ala  “c'era “  IL GHETTO

 

La nostra Storia in pillole

 

 

032 533x800Sulle navi siano esse moderne o velieri il pericolo più temuto è ancor oggi rappresentato dal fuoco; nelle città lagunari, e Venezia lo è per definizione, le precauzioni messe in atto per allontanare il pericolo degli incendi consistettero principalmente  nel  confinare in un isola decentrata quelle attività  che prevedevano l'impiego industriale  del fuoco.

 “Geto” o “getto” da getto, fiamma, colata qualcosa insomma che aveva stretta attinenza con il fuoco costituì l' etimo di quello che per noi oggi è qualcosa di molto diverso e che inizialmente era solamente un'isola.

 Quando nel 1516 il Senato Veneziano impose agli ebrei di costiutire un'unica comunità , isolata  e  facilmente controllabile, questa venne inizialmente confinata  nella suddetta isola che per estensione divenne tragico sinonimo di quello che nei secoli successivi sarebbe divenuto luogo di discriminazione, vessazione e violenza estrema in tutte le città europee.

Complesse furono le vicende storiche che hanno contrassegnato nei secoli la presenza (e l'assenza ) della Comunità Ebraica in quello che ora è il Trentino. La coabitazione fu una continua alternanza di persecuzioni e protezione, di convivenza pacifica  e  scoppi improvvisi di xenofobia e violenza.

A partire dal XIII secolo il papato assunse  peraltro una funzione protettiva nei confronti del mondo ebraico arginando le ondate di persecuzione da parte dei crociati e dei Francescani. Papi quali Innocenzo IV e Gregorio X promulgarono delle bolle volte a difendere gli ebrei.

La svolta avvenne nel 1475 con il processo protrattosi per  tre anni contro la comunità ebraica  di Trento   per la morte di Simone da Trento ( nella vulgata chiamato S. Simonino); il bambino fu vittima, per l'accusa, di omicidio rituale  perpetrato il Giovedì Santo del 1475. Il Processo portò oltre alla condanna e alla confisca dei beni della comunità locale,  alla “diaspora” che si concluse con la riappacificazione tra le  comunità Trentina ed Ebraica nel 1975.

Cinque secoli dopo! Una lapide posta all'ingresso del Vicolo del Vò a Trento ricorda i due eventi.

I Quattro Vicariati dopo una breve dominazione Imperiale transitarono alla Chiesa di Trento (1516) sotto la cui giurisdizione  rimasero per oltre 150 anni  prima di essere restituiti ai “legittimi” titolari, i Castelbarco.

Fu in questo periodo che le cronache di Padre Gregorio Gattioli descrivono i mutamenti sostanziali avvenuti  nel centro storico e il progressivo estendersi della Città verso la parte bassa.

Un secolo dopo la fisionomia della città può dirsi definita e non molto dissimile da quella che giornalmente vediamo.

Fu presumibilmente allora , uscito il territorio dei Quattro Vicariati, dall'ambito giurisdizionale    del Principato Vescovile, complice  una certa apertura economica con il Veneto e il considerevole afflusso di nuove famiglie   attratte dalla favorevole congiuntura economica  che venne a costituirsi quello che viene tutt'oggi definito “ il Ghetto”.

Il Ghetto ad Ala ? Così è chiamata la stretta  oscura corte  il cui accesso  è nel portone immediatamente a fianco dell'ex Panificio Dorigatti, vicino all'orologeria Veronesi. Un breve cupo avvolto conduce  a due cortili interni , stretto il primo, abbastanza grande il secondo  di proprietà della famiglia Trainotti (el Richeto Barber).

Lo sguardo poggia subito su una pregevole testa in pietra , per poi spostarsi salendo  verso un pericolante ballatoio in legno , la panoramica diagonale verso l'alto incontra due ordini di finestre a trifora  e bifora  contrassegnate da pregevoli archi a tutto sesto e interessanti cornici in legno. Un insieme architettonicamente atipico per Ala, un angolo nascosto alla vista e certamente poco conosciuto.

Una piccolissima testimonianza avulsa dai tour turistici della città, mai menzionata  e lontana da ogni possibile tentazione se non di recupero o valorizzazione, almeno di conoscenza. Un'altro minuscolo lacerto della nostra storia da ritrovare e conoscere.

Basta uscire per un'istante dal traffico della Via Nuova per ritrovarsi in un angolo di tardo medioevo?

 

Luciano Rizzi

 

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