Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

     Cenni storici         

 

 

Pilcante è situato sulla destra dell'Adige dirimpetto ad Ala, dalla quale dista circa un chilometro in linea d'aria, e da questo dopoguerra, in seguito alla costruzione della zone industriale (via E. Fermi) ed al nuovo sviluppo edilizio a S. Martino, in un certo qual modo può esser considerato la continuazione del capoluogo verso Ovest.

E’ un’antichissima borgata che da un trentennio sta invecchiando. Contava già 400 abitanti nel 1728, raggiunse gli 800 a cavallo delle due guerre mondiali, per scendere ancora a circa 400 ai nostri giorni. Infatti, oltre al generale calo delle nascite, la campagna e state lasciata alle persone anziane o venduta o affittata a contadini di Sabbionara, perché i giovani preferiscono giustamente un lavoro più redditizio e sicuro nell'industria e nell'artigianato.

II comune catastale coincide con il vecchio comune amministrativo che si estende su una superficie di ben 1.136 ettari ed il 22% è rappresentato da suolo agrario (area ragguardevole se si pensa che nel comune catastale di Ala rappresenta solo il 7% di quella complessiva). Fino al 1928, quando venne incorporato nel comune di Ala, la sue giurisdizione si estendeva fino a S. Lucia la cui cappella faceva parte ancora in antico della curazia di Pilcante.

II villaggio sorge su un ripido conoide della val della Biolca tra le quote 148 e 164 e la zona è favorita da un ottimo clima, a parte il vento primaverile detto “l'Aria”, simile all' Ora del Garda. Ne è testimonianza la vegetazione: oleandri, olivi, fichi nei cortili e i campi coltivati a viti, infatti gode del primo sole ancora al mattino come tutti i paesi situati sulla destra Adige. Certo che fino a questo dopoguerra, per la polverizzazione della proprietà, la conduzione a mezzadria, la scarsa fertilità dei terreni posti alle falde del monte Vignola, la mancanza d'irrigazione, la mancanza di arginatura dell'Adige ed i gravi danni arrecati alle campagne dai due conflitti mondiali ed i redditi agricoli molto bassi, alla maggioranza delle famiglie del mondo rurale era consentita solo la sopravvivenza.

Da un censimento catastale (perequazione steurale) eseguita verso la metà del secolo scorso risultarono a Pilcante 1.048 beni immobili come proprietà di 181 persone distinte però in maggioranza non di Pilcante:  29 di Chizzola, 25 di Ala, 10 di Avio, 8 di Saccone, 5 di Mori, 3 di Brentonico, 1 di Lenzima, 1 di Bolzano ed 1 di Loppio (del dinasta di Castelbarco).

Nel 1203 il villaggio e documentato come Pulcanto e nel 1303 come Pilcante ed il suo “stemma parlante” è un pilone di ponte, ma il toponimo potrebbe derivare anche da “pila”, cioè antichi vasi di pietra in cui si macinava il grano, e qualcuna si vede ancora nei cortili usate ore come portafiori.

Infatti come tutti i paesi della val Lagarina, il villaggio sorse in alto verso il monte perché l'Adige allagava la valle e la via più antica si chiama Pila, e probabilmente il nome deriva dal fatto che, mentre i paesi vicini come Ala, Avio, Chizzola, S. Margherita potevano costruire i mulini per macinare il grano, gli abitanti di Pilcante dovevano continuare la “pilatura dei cereali” nelle pile per la mancanza di un torrente da far azionare le macine e perciò furono anche soprannominati “pilcantori”.

Caratteristiche le tre antiche fontane pubbliche di cui quella in piazza di forma esagonale.

Anche qualche toponimo non e interpretabile da parse di tutti: Pipio, Gheto, la Bena, Casarim (o maso degli Albanesi), Lodria de L'Ades, Biolca, Bus de le Strie, le Pree zonte ed altri.

Nel centro storico si nota ancora qualche case con loggiato e bel portale, e interessantissime sono le “ere”, cioè cortili delimitati da case d'abitazione, un tempo minuscole comunità dotate fra l'altro di un forno per il pane, la fontana ed ingentilite con affreschi di soggetto sacro dal significato propiziatorio e risalenti anche alla seconda metà del 1500.

Senza dubbio il paese e di antichissima fondazione (epoca romana) e gia dal 1374 la comunità amministrata dal Consiglio dei Massari disponeva di un suo regolamento “ Gli Statuti degli uomini di Pilcante ”. Per secoli l'economia era prettamente rurale e non disponendo il comune di malghe per pascolare il bestiame bovino e la fienagione come Ala ed Avio, per il mantenimento invernale si suppliva con quel poco che si ricavava dalla campagna: erba medica e “zaldoti”, ma soprattutto con l'erba di bosco che veniva fatta scendere a valle con il “bucio”, cioè una rete ovale di canapa che, una volta riempita d'erba, veniva fatta rotolare per il pendio del monte. Ai primi anni di questo secolo a Pilcante si contavano 167 mucche ed altrettante capre! Numerose furono anche le controversie con i pastori di Saccone per lo sconfinamento degli animali al pascolo lungo la mulattiera che porta in Piazzina con alterni diritti e sentenze.

In seguito all'apertura di una cava in località Albiol, più in alto nel 1900 fu posta una grande croce in pietra su cui era scritto: “Pilcantorum religio fecit” e lungo la strada, su un grande masso, si vede abbozzato un S. Martino a cavallo patrono di Pilcante e l'autore sembra un certo Zeni da Saccone. E si può giustamente dire che la storia di questa comunità si svolse attorno alla chiesa, al campanile, al traghetto ed in seguito al ponte che la congiungeva con Ala.

Si parla di una chiesa esistente dal 1319 alla quale, secondo il testamento di Guglielmo di Castelbarco, vengono fatte delle donazioni. Non si sa pero di che stile fosse, ma che aveva un portico, un atrio esterno, il campanile, la sagrestia ed il battistero.

Dal 1450 anche Pilcante ebbe un sacerdote con sede fissa però alle dipendenze della pieve di Brentonico e sotto la giurisdizione di Verona.

Più tardi, se ne parla negli Atti visitali del vescovo Ermolao di Verona, è chiamata “chiesa curata” di S. Martino con tre altari tutti in legno fra i quali uno dedicato a S. Nicolo protettore dei traghettatori. (Piccolo porto anche a Pilcante).

Ma in questo secolo di ignoranza e superstizione, la storia di Pilcante ricorda anche la “povera Toldina”. II notaio Bertoldo Malfatti di Chizzola ha registrato nei suoi rogiti una delle scene più disgustose avvenute a Brentonico, quando le esecuzioni destavano una morbosa curiosità e la gente accorreva ad assistere a macabri spettacoli. Una povera donna di Pilcante, chiamata Maria Toldina nata Bertoletti perché passata a seconde nozze dopo la morte del primo marito Bertoletti con certo Andrea Toldini, era stata accusata di stregoneria. Per incappare in simile accusa bastava allora non filare diritti sulla lama del rasoio. Imprigionata prima nel castello di Avio, venne trasportata due mesi dopo nelle carceri di Brentonico dove fu processata. ll capitano di giustizia dott. Luigi Sartori era anzi riuscito ad ottenere la confessione da parte dell'interessata che essa fosse veramente una strega, donde la condanna ad esser decapitata ed arsa. L'esecuzione della sentenza ebbe luogo il 14 marzo 1716 nel Palù di fronte ad una grande folla di popolo!

Ma la popolazione andava crescendo (400 abitanti nel 1718 e 460 nel 1758) e la piccola vecchia chiesa non poteva più bastare. Anche l'economia del paese era in espansione per merito dell'industria della seta e dei velluti che portarono grandi benefici ai quattro Vicariati verso la meta del secolo XVII. Su progetto dell'arch. Bernardi Tacchi di Milano e l'iniziativa di don Paolo Salvetti di Avio, nel 1737 iniziarono i lavori della nuova chiesa consacrata nel 1762, che anche ai nostri giorni rappresenta uno dei più insigni monumenti barocchi trentini del Settecento.

Nel 1770 ebbe il titolo di parrocchiale indipendente e nel 1785 la parrocchia di Pilcante con Avio, Chizzola e Brentonico (fino allora sotto a giurisdizione del vescovo di Verona) passarono alle dipendenze del vescovo di Trento. Infatti nel 1785 Giuseppe II ottenne di far coincidere i confini religiosi con quelli politici. Nel 1929, in omaggio a don Lodovico Eccheli allora vicario della diocesi di Trento, dal vescovo Celestino Endrici, alla chiesa venne conferito il titolo di arcipretale.

Di epoca alquanto posteriore invece è il maestoso campanile eretto sul terreno occupato allora dal cimitero dei bambini, all'angolo della strada Regia, con la “via al Port” o strada per il porto sull'Adige. La sue storia risulta alquanto complessa, perché portato a termine in due tempi causa l'ingente impegno finanziario in momenti in cui i “contributi o i mutui agevolati” non erano ancora immaginabili. L'iniziativa fu di tutta la Comunità e la prima fase dei lavori ebbe inizio nel 1752 e procedette a rilento fino al 1755. L'anno seguente il manufatto giunse al “Cordom” e poi subì una sospensione per il cambio della committenza. Infatti dalla chiesa passerà alla “Onoranda Comunità di Pilcante” e da una recente ricerca del defunto padre Carlo Sartorazzi di Pilcante si legge: nel consuntivo e consegna dei conti compilata dall'amministrazione don Antonio Eccheli risulta che ai 22 febbraio 1757, egli rimane creditore di tr. 449: 15 (soldi), che però dona alla chiesa “per totale perfezione dell'opera”.

II poco legname e le ferramenta che gli restarono all'11 gennaio 1756, promise d'impiegarli “ad uso del campanile quando si continui, e non si interdetta la di quello principiata fabbrica”. Si può dedurre che all'inizio del 1757, la prosecuzione della fabbrica non era ancora certa. Sara invece portato a compimento degnamente intorno al 1760.

Siccome i lavori si protrassero più del previsto, così aumentarono i costi al punto di dover chiedere un prestito al comune di Ronchi e accordato, se per certi lavori e per il trasporto di materiali fossero state ingaggiate anche maestranze del comune montano. Ma ultimati i lavori le due Amministrazioni vennero a diverbio circa il tasso d'interesse del prestito che quelli di Ronchi pretendevano superiore a quello pattuito cause una certa svalutazione della moneta, dovuto anche al ritardo nell'estinzione del prestito. Ma qualcuno sostiene anche che la lite ebbe origine per una certa invidia, da parse degli abitanti di Ronchi, di una cosi imponente opera paragonata al loro campanile allora un po' mingherlino. Ronchi allora portò il broncio per diverso tempo, poi le due Amministrazioni si accordarono, ai nostri giorni tutto e pacifico e ne è rimasto solo un vago ricordo volutamente gonfiato ai suoi tempi per “malattia di campanile”!

Recentemente fu portato al suo antico splendore con costosi lavori di ristrutturazione su iniziativa del parroco don Aldo Tomasi e del recentemente defunto don Guido Ruele.

Nel 1846 viene abbandonato il vecchio cimitero e costruito l'attuale. E si legge anche che nel 1855 ben 38 persone morirono per il colera propagatosi in tutta la valle.

Fino alla costruzione del primo ponte in ferro nel 1900 la frazione aveva il suo porticciolo e comunicava con la sinistra Adige tramite il traghetto. In riva all'Adige esiste ancora la casa del traghettatore perché potesse esser in servizio in caso di necessità anche di notte.

Nel 1900 il piccolo comune di Pilcante riuscì a costruire il suo primo ponte eliminando cosi i pericoli del traghetto durante le piene e facilitando gli scambi commerciali con la vicina Ala. Fu costruita anche una case adiacente per l'addetto alla riscossione del pedaggio (20 centesimi di lira), che doveva curare fino al pagamento del debito contratto per la costruzione dell' opera . La predetta case serviva anche come trattoria e per molti anni fu gestita dal signor Lucchini.

Ma nel maggio del 1915 il ponte fu fatto saltare dagli Austriaci e riedificato in ferro dopo la guerra e rimase ancora l'aggravio del pedaggio. Nel 1944 fu bombardato dagli Alleati e si dovette ritornare al traghetto. Fu di nuovo ricostruito in cemento nel 1953, ma la sua sfortuna non finì con le guerre. Infatti per la costruzione dell'autostrada fu di nuovo abbattuto e spostato un po' più a Sud.

Animatore e propulsore per uno sviluppo sociale e cooperativistico al fine di far uscire la Comunità da un certo isolamento fu don Domenico Bettega parroco dal 1866 al 1905.

Con lui nel 1900 venne inaugurato il primo ponte, nel 1903 fu istituita la Cassa Rurale e nel 1905 la Famiglia Cooperativa. Purtroppo nel 1934, in seguito al fallimento dovuto alla grave crisi economica di quelli anni, cesserà la sua attività e sarà incorporata nella Cassa Rurale di Ala.

Altro sacerdote illustre il parroco don Davide Fontana succeduto a don Bettega nel 1905, che diede impulso alla Cooperativa ed al Caseificio sociale. Degno di menzione l'arciprete don Arturo Angelini che svolse la sue attività pastorale per ben 30 anni, dall'inizio della prima alla fine della seconda guerra mondiale. A lui si devono le nuove istituzioni: scuola materna, teatro ed oratorio sorte nel 1924 e giustamente i “pilcantori” gli dedicarono una via.

II 27 maggio 1915 Pilcante fu occupato dalle avanguardie italiane che vi stabilirono il comando del 207 regt. fanteria al Maso degli Albanesi col generale Vittorio Cavallini. II paese non fu evacuato, ma rimase in prima linea per tutta la durata della guerra.

II 3 maggio 1918 una pattuglia di militari del battaglione Val Cismon e della 77.ma compagnia zappatori furono uccisi verso castel Sajori da una bomba di mortaio austriaca. Fino agli anni Trenta a Nord di Pilcante c'era un cimitero militare ed in seguito le spoglie dei caduti furono traslate all'Ossario di Castel Dante a Rovereto.

Durante i terribili bombardamenti degli Alleati nell'inverno 1944-45 per colpire la zone ferroviaria di Ala, moltissime bombe caddero sulle falde del Vignola ed anche nel dopoguerra numerosi i morti e gli infortunati per bombe a scoppio ritardato o per residuati bellici. Si vedono ancora i rifugi e le postazioni scavate nella roccia a Sud di Pilcante verso Campagnola.Quando negli anni Trenta le donne “tramisiere”, al mattino si portavano ad Ala con i secchi di latte per fornire le famiglie ed i negozi, una di queste, di nome Amabile, con ingegnosità arrivo ad istituire anche la famosa “Banca Mabile”. Si faceva prestare denaro con la lusinga di un tasso d'interesse altissimo e per un certo periodo restituiva regolarmente, magari in natura: caffè, zucchero, tessuti ecc. ma in seguito venne a mancare il capitale e l'interesse e si tento di farle causa. Fu consigliato pero di mettere “tutto a tacere” perché l'operazione era illegale da entrambe le parti contraenti e la signora Amabile risultava nullatenente!

Fra il 1951 ed il 1953 Pilcante ebbe un grande impulso economico dovuto alla costruzione della centrale di Campagnola sul territorio comunale di Ala, che per la sue realizzazione occupò ben 2700 operai.

La grande centrale idroelettrica in caverna della S.E.A. (ora ENEL) produce annualmente 300 milioni di KWh. L'impianto è a derivazione diretta ed è regolato dal piccolo serbatoio sul fiume Adige formato da una diga a quattro paratole nei pressi di Mori-Ferrovia. Da qui parte la galleria di derivazione in pressione, lunga 13 Km. dei quali 9,5 in galleria. Il salto usufruito e di m. 27.

La sale macchine che si addentra nella montagna per un centinaio di metri, è dotata di due giganteschi gruppi della potenza di 25.000 KWh con turbine Kaplan. Fu inaugurata il 25 maggio 1953 ed una lapide interna ricorda i nomi della ventina di vittime sul lavoro per la realizzazione della grande opera.

Eliminati i numerosi bovini per la coltivazione della campagna, da questo dopoguerra sono stati sostituiti col trattore.

Sono stati creati due Consorzi: Capitelli-Valene con 30 ettari e Consorzio Generale Pilcante-S. Lucia con 150 ettari per l'irrigazione del terreno coltivato a viti a forma intensiva. La macera tabacchi istituita nel 1862, cesso ogni sua attività nel 1962.

Notevole anche lo sviluppo edilizio a Nord del paese nella zone dei Capitei e più avanti verso Chizzola sono attive anche diverse cave di sabbia e ghiaia.

Dal 1985 i pochi scolari vengono giornalmente trasportati per frequentare il Centro scolastico di Ala. L'edificio delle scuole elementari costruito ai primi del 1900 e ristrutturato recentemente, attualmente serve da sede al centro musicale dei“Quattro Vicariati”.

Sul Prà dei Lazi a quota 1000, dai ruderi di un edificio militare della prima guerra mondiale, sotto una quercia secolare, e stato costruito un rifugio, dove ogni anno a giugno si celebra una sagra.

I cognomi più diffusi risalgono ad un ceppo antico: Cavagna, Eccheli, Saiani, Tita, Sega, ma Pilcante vanta anche un Garibaldino: Giovanni Eccheli caduto a Bezzecca il 21 luglio 1866.

Economicamente, ed anche come associazionismo, gli abitanti sono più attaccati ad Ala per la sue vicinanza, a differenza di Chizzola e Serravalle più vicini a Rovereto.

(Luigi Delpero - da "I Quattro Vicariati 1992)    

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