Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

Qualcosa si sta' muovendo?

 

via torre1 474x640Palazzo Pietro Malfatti di via Torre appartiene alla omonima fondazione gestita da quella che un tempo si chiamava ECA, una proprietà e una gestione privata, un lascito destinato, nella volontà del destatario non solo o non tanto alla sua valorizzazione storico e artistica della quale avrebbe comunque le caratteristiche, quanto piuttosto per realizzare dal suo utilizzo cespiti e renditi da reinvestire e destinare agli scopi della fondazione.

 

Proprio per ottemperare alle volontà del proprio antenato un discendente del ramo in oggetto della famiglia Malfatti ha preteso ed ottenuto di essere inserito nel consiglio di amministrazione della fondazione. Un gesto molto esplicito circa la considerazione che la famiglia riponeva nelle capacita locali, un preciso segnale di cambiamento di rotta, un invito quasi tassativo ad operare per un recupero del palazzo, recupero che significa impedirne il totale degrado attivando anche una gestione economicamente produttiva.

 

Qualche volta  le fondazioni dimenticano le finalità e gli obiettivi ai quali sono chiamate ad essere esecutrici testamentarie, non di rado cercano e qualche volta ottengono l'alienazione dei beni in un'ottica di differenziazione degli investimenti, discostandosi dallo spirito del lascito.

 

Pochi conoscono la programmazione della fondazione nei riguardi del Palazzo: E' previsto  un suo recupero in chiave turistica? Una ristrutturazione a scopi abitativi? Una parcellizzazione  che differenzi l'impiego? Una sua cessione sul mercato privato o ad una struttura pubblica?

Non è dato a sapere .

 

 Non è obbligo della fondazione pubblicizzare la propria attività , gli atti sono comunque pubblici e le Fondazioni rispondono ai loro statuti e nella fattispecie  fanno parte del Consiglio di Amministrazione il Sindaco e l'assessore al Commercio.  Certo sarebbe stato più appropriato l'assessore alla Cultura, ma la competenza, non da ora, è un optional non richiesto o magari rappresenta un'aggravante.

 

via torre2 553x480Ma non stiamo nella fattispecie trattando di un pascolo, un appezzamento  boschivo, un fondo agricolo. Qui ci si confronta con le responsabilità di un edificio di pregio con una non indifferente storia; si disquisisce sulla conservazione o meno, visto il degrado nel quale sta sprofondando; ci si occupa, o si dovrebbe,  di un patrimonio storico; la posta sul tavolo  non è una partita a risiko , non un laboratorio per fantasie future, non un gioco con i vari Organismi Pubblici e provinciali o neppure un motivo per esercitazioni dialettiche o o per ritorni d'immagine .

 

Si tratta di capire se esiste una  reale volontà e/o  capacità di produrre soluzioni.

 

La soluzione, o la sola definizione del problema, può  presentarsi superiore alle risorse e alle capacità, cosa del tutto naturale e anche per i ritardi  nessuno si strappa le vesti,  il problema è complesso e le risorse scarse, ma forse un' apertura verso le istituzioni, la richiesta della surroga di alcune funzioni, la compartecipazione all'elaborazione complessiva di questo puzzle, potrebbe fornire qualche chiarimento.

Sarebbe oltremodo dannoso  rifiutare soluzioni che potrebbero venire  magari da ambiti diversi da quelli istituzionali.

 

Nel mondo globalizzato così come lo stanno descrivendo, forse l'unico modo per esaltare il concetto che “piccolo è bello” può essere quello di dedicare le energie e le capacità ad uno solo dei tanti problemi che sottendono al recupero di Palazzo Malfatti di Via Torre.

 

Luciano

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