Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

LA TOLDINA DI PILCANTE

 

 

Dominato dall'Altissimo, il vasto e verde altipiano baldense ricco di una flora alpina che lo ha fatto denominare l'orto botanico d'Europa e cosparso di villaggi che prendono la denominazione della sede del capoluogo di Comune: Brentonico. La toponomastica si e sbizzarrita nell'etimologia del nome ed e arrivata alla conclusione pratica dello stemma comunale: un brentone.

 

L'importanza di Brentonico nei secoli scorsi non corrisponde certamente a quella turistica odierna, per cui se ne conosce solo il nome per andare a passare qualche settimana di riposo invitati dall'amena posizione e dalle attraenti escursioni alpinistiche in estate e dai campi di sci in inverno.

 

Quando infatti i Veneziani nel 1440 si impossessarono di quasi tutti gli altri beni dei Castelbarco, e quindi anche del Vicariato di Mori, Brentonico divenne la sede dell'amministrazione gindiziaria di tutta la bassa Val Lagarina con sede prima nel castello di Dosso Maggiore fino alla distruzione di quest'ultimo (1703 incendiato dai Francesi) e poi nell'attuale municipio fino al 1843, data in cui vennero istituiti gli i. r. Giudizi di Mori e di Ala. Anche la giurisdizione ecclesiastica subì un declassamento nel 1876 per il passaggio della vicaria ed arcipretura dalla diocesi di Verona a quella di Trento. Ora al curatore d'anime e rimasto solo il titolo di arciprete.

 

Il nucleo centrale dell'abitato costituisce un vivaio di ricordi di vicende storiche piu o meno liete. I ruderi dei due castelli: Dosso Alto e Saiori costituiscono la muta testimonianza del passato. Forse alla brava gente che lavora pacifica nei campi o ai turisti che vengono quassù in cerca di un po' di riposo e di quiete essi dicono ben poco, perché non sono molti quelli che nella nostra epoca dinamica si interessano degli alterni avvenimenti dei secoli scorsi.

 

Anche il Palù è diventato nel cuore del paese un vasto parco dove si va più per dimenticare che per ricordare. Forse e bene che sia cosi.

 

Però lo storico non si lascia facilmente sviare dalle innovazioni moderne e nemmeno i frondosi e secolari alberi sono sufficienti per gettare l'ombra sul passato.

 

E sedendosi su di una delle tante comode panchine ricostruisce il quadro della vecchia palude (Palù) con lo sfondo di un altro antichissimo castello di cui a mala pena si riescono a trovare le tracce. Col passare degli anni lo stagno venne prosciugato non si sa se per volere degli uomini o per forze esogene. E nel Palù, diventato prato, venne eretta la berlina per i malfattori.

 

Anche allora le esecuzioni destavano una morbosa curiosità negli uomini, che accorrevano ad assistere a macabri spettacoli degni di altri popoli e di altre epoche.

 

Il notaio Bertoldo Malfatti di Chizzola ha registrato nei suoi rogiti una delle scene piùdisgustose avvenute su questa vasta area dove attualmente i rami delle vecchie piante si piegano quasi in senso di pietà.

 

Una povera donna di Pilcante, chiamata dal popolino Maria Toldina nata Bertoletti, perché passata a seconde nozze dopo la morte del primo marito Bertoletti con certo Andrea Toldini, era stata accusata di stregoneria. Per incappare in simile accusa bastava allora non filare diritti sulla lama del coltello. Chi non ricorda a tale proposito il disgustoso fatto della Pomera di Ronchi? ( 1635). Anche costei era stata accusata di stregoneria perché la sua condotta non era stata delle piu esemplari. Il popolo pariava di commercio col diavolo e di irreligione. Chiusa nella sacrestia di San Giovanni ad Ala, non ostante l'intervento dell'arciprete don Alfonso Bonacquisto, venne lasciata morire, dopo avere “dato la corda”  e  “fatto foco alli piedi” in mezzo alla sporcizia.

 

Alla Toldina però doveva capitare qualcosa di peggio. Imprigionata prima nel castello di Avio, venne trasportata due mesi dopo nelle carceri di Brentonico dove fu processata. Il capitano di giustizia dottor Luigi Sartori era anzi riuscito ad ottenere la confessione da parte dell'interessata che essa fosse veramente una strega, donde la condanna ad essere decapitata ed arsa. L'esecuzione della sentenza ebbe luogo il 14 marzo 1716 nel Palù di fronte ad una grande folla di popolo.

 

A placare tanta ingiustizia Giuseppe Scipione di Castelbarco faceva erigere nel 1720 all'angolo del magnifico parco una colonna sormontata dalla statue di San Giuseppe “patrono dei pii morenti”. Tale monumento, allora quasi distrutto, veniva fatto ricostruire a cura del capo comune Decimo de Betta nel 1878 che era riuscito a raccogliere dalla popolazione delle offerte spontanee.

 

II monumento era contornato alla base da pilastri con catene. La tradizione dice che chi riusciva a rifugiarsi entro questo recinto godeva del diritto di asilo e pertanto i “birri” non potevano toccarlo.

 

Altre località con uguale diritto erano lo spazio rinchiuso pure da catene davanti alla chiesa di S. Rocco, I'atrio della parrocchiale ed i gradini della casa Baisi, dove nel secolo nostro vanno pacificamente a sedersi i popolani, probabilmente per rievocare le storie dei tempi antichi.

 

Ora poiché il tempo e come una spugna che tutto appanna, leviga e cancella, non fa nessuna meraviglia che la storia in questo caso diventi come un giardino che il tempo spoglia a poco a poco e la cui memoria sia come una lapide che non lascia leggere i nomi.

 

E che il parco Cesare Battisti assuma questo ruolo è una cosa naturale come l'orgogliosa vegetazione delle sue piante.

ITALO COSER                   

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