Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

S.VALENTINO, SEGNI DI PACE SUL TERRITORIO

I luoghi della Pietà –    Montecassino – S. Valentino     1944/1916


Montecassino

GUna  corona sulla cima di un colle quasi annichilito dall'imponenza del gioiello che lo sovrasta, un bianco mausoleo reso sfavillante  dal sole  morente dietro i Monti Aurunci, così appare a chi risale nel tardo pomeriggio la Via Casilina , il Monastero di Montecassino.

Uno forziere d'arte  e cultura che ha varcato 15 secoli di storia , sorto nei secoli bui quale scrigno dell'eredità di un mondo che moriva, per raccogliere  gli aneliti di una salvezza che appariva irraggiungibile, per conservare per poi  diffondere l'antico sapere .

Fondato da S. Benedetto, ampliato dall'Ordine Benedettino, distrutto da Longobardi, Saraceni, Normanni e da altri nemici ma   rinato dalle  ceneri per tante e tante volte sempre più grande, più ricco più potente, omaggiato dai grandi della terra e venerato dagli umili,  una gemma che irradiava in un Europa incerta e smarrita quanto aveva saputo amorevolmente conservare ridando  speranza alla rinascita.

Per secoli dall'alto del colle dal quale ha preso il nome, Montecassino è stato meta di Imperatori Papi, Re, Principi e Potenti, asilo per chi fuggiva  dai pericoli e dalle tentazioni  del mondo per trovarvi salvezza e conforto.  Per secoli  l'Abbazia di Montecassino è stata un faro non solo di ispirazione spirituale , ma del sapere conservato perpetuato e divulgato dalla paziente opera degli amanuensi Benedettini.

Il prestigio accumulato nei secoli era superiore ai pur immensi tesori che essa conteneva . Tesori del sapere, dell'arte  e materiali, sempre rispettati, salvaguardati in una sorta di superiore immunità che traeva origine dall' immensa ascendenza accumulata nel tempo.

FEppure nessuno dei grandi meriti e del credito di riconoscenza che l'umanità doveva all'Abbazia fu sufficiente per salvarla dal bombardamento che la devastò e distrusse  riducendola ad un informe cumulo di macerie.

Il 15 febbraio 1944 alle 9.30 del mattino 500 tonnellate di bombe cancellarono in un attimo secoli di Storia.

Dal 9 ottobre 1943 al 16 maggio 1944,  uomini di oltre venti diverse nazionalità si affrontarono e morirono  tra le macerie dell'Abbazia e della sottostante città di Casino o meglio nel nulla nel quale era stata trasformata .

Morirono Inglesi, Americani, Tedeschi, Francesi, Polacchi, Brasiliani, Indiani, Sudafricani, Neozelandesi e Canadesi , Australiani e Giapponesi , perfino Maori e Shik, e altre etnie del vasto Impero Britannico. Morirono in decine di migliaia come ricordano i numerosi cimiteri di guerra , i Cippi e le targhe lasciati nella piana del Liri a corona e rispetto dell'Abbazia, posti  sotto  i ruderi che  ancora promanavano protezione.

HLassù in alto a ridosso dell'Abbazia solo il Cimitero Polacco, discretamente disteso in una conca tra  il colle principale e i primi contrafforti dell'Appennino, Solo una distesa di bianche croci, poche scritte alla memoria, nessuna encomiastica celebrazione o riferimenti retorici. Solo le croci bianche di 1.200 uomini venuti a morire in Italia perchè la Polonia potesse sopravvivere.

Il Monastero è stato ricostruito simile al precedente e per quanti non ne conoscono la storia recente , appare immutabile come sempre e infatti nè l'Abbazia nè l'intero Colle, anch'esso considerato sacrario, perché coinvolto da  quei tragici eventi, reca manifeste  testimonianze postume di quei luttuosi avvenimenti.

Nulla di particolarmente evidente ricorda il dramma della guerra;  il Monastero  si erge al di sopra  dei lutti e  degli sconvolgimenti  che di tanto in tanto gli uomini hanno compiuto nell'avvicinarsi ad esso.

L' Abbazia ricostruita si è riappropriata del proprio ruolo di dispensatrice di pace, testimone del perdono e della tolleranza, affidando alla sacralità del luogo la surroga ai segni quasi sempre  retorici lasciati dall'uomo che spesso ricorre ai morti per celebrare i vivi , in una  metamorfosi che scambia  non di rado i ruoli.

Immaginiamo l'immenso sforzo e grande maturità di quanti hanno preferito non ricordare con memorie visive i lutti e le tragedie che hanno coinvolto quelle popolazioni.

IDobbiamo  ammirare la “pietas”  universalmente dispensata , la prova di maturità  che   per evitare di scadere  nella demagogia e nella retorica bellicistica   ha voluto stendere  un velo pietoso  su qualsivoglia forma o   tentazione agiografica;

Nessuno è singolarmente celebrato, tutti collettivamente lo sono. Questo il messaggio di  Montecassino nella continuità della sua tradizione. L' Edificio è il vero Monumento ai caduti e nello stesso tempo il monito contro gli orrori della guerra;  nessuna parola di condanna, nessuna citazione o celebrazione. Questa testimonianza   è resa  ancor più efficace perché la scelta venne fatta dai protagonisti, dai testimoni, dalle vittime  da tutti coloro che a titolo diverso ma accomunati dalla tragedia hanno condiviso la sorte dell'Abbazia.


Non sempre e non dappertutto è così; si ripetono ancor oggi i riti di una  memoria resa pagana dalla reiterazione dei modi, dalla ripetizione di stilemi difficili da superare.

 Non  per revanscismo, sciovinismo, nazionalismo o altri ...ismo, le intenzioni sono lodevoli e gli sforzi  encomiabili, ma sembra ancora difficile rinunciare alle categorie dei Vinti e dei Vincitori dei Buoni e dei Cattivi  e scendere i gradini dell'orgoglio per un ricordo e una preghiera comune.

 


S.Valentino

BAnche il nostro Santuario di S. Valentino posto all'ingresso di una valle che ha visto in tempi lontani episodi bellici della Grande Guerra  e che con il prossimo anno saranno fulcro di manifestazioni, celebrazioni, ricorrenze, è stato in tempi relativamente recenti violato nella sua integrità, rimaneggiato e profanato  nelle sue strutture  per far posto ad un sacello ricco di targhe, citazioni, date, riferimenti, sigle, rimembranze  perfino granate d'artiglieria, il tutto  a scadenza aggiornato e integrato.

 

C

Proprio un Santuario, un luogo per antonomasia dedicato alla fratellanza e alla pace,
quotidianamente vissuto come  luogo di preghiera, è costretto a convivere con i simboli e gli stereotipi di una cultura da tempo  in discussione e in decadenza.


  

Tutto questo è detto ora mentre fervono i preparativi per il Grande Evento della ricorrenza dei 100 anni dall'inizio  della Grande Guerra, per proporre  l'avvio di una riflessione  da parte di quanti saranno chiamati a programmare a decidere a  parteciparvi e a collaborare ; un appello verso i valori di una assoluta pacificazione, il richiamo ad  un gesto concreto e significativo:


DLa restituzione completa del Sacro Luogo alla funzione di “porto franco” della spiritualità ,   la riconsegna a quanti a titolo diverso,  sia esso singolo o associativo, vogliono ritrovarsi per ricordare e commemorare nella semplice intensità del proprio personale raccoglimento.


Per coloro che intendono comunque in piena libertà ricordare in modi e forme più confacenti alla loro sensibilità ,  non dovrebbe essere  difficile reperire alternative , riconsegnando il luogo di culto alla spiritualità cui è vocato.


ELe corone diventano tristi, gli ottoni bruniscono e i gagliardetti  più che garrire sbatacchiano sfilacciati  al vento, gli alamari arrugginiscono e le bandiere scolorano , mestamente , come l'eco dei canti, degli ordinativi più rochi che secchi, dei comandi sempre meno perentori, con  parole  sempre più di ricapitolazione.  Come il drappello che poco marzialmente   si allontana  allo squillo flebile di una tromba, svaniranno nel tempo  anche i riti di una frammentata memoria .


E allora , non sono forse più genuinamente accattivanti i   “....... mille papaveri rossi” di  F. de Andrè ?


 

PS


Fu il mio defunto padre nel lontano 1962 prima ma  nell'ambito , allora si, dei festeggiamenti per i 50 anni  della liberazione della Città, a volere fortemente – come Associazione Nazionale del Fante d'Italia - il sacello che vediamo ; (non proprio così per la verità, vi aleggiava  allora una maggiore  sobrietà e semplicità, ma forse era solo questione di disponibilità finanziarie , ma poi l'Associazione fu sciolta e ….....) .

Sono comunque certo sia stato  in buona fede e abbia  agito nella consapevolezza di onorare al meglio i Caduti e possa quindi, a postuma giustificazione, godere dei benefici di una storicizzazione del sentimento  di allora.

Cordialmente

Luciano Rizzi

Commenti   

 
# Paolo 2012-10-05 08:31
Ho letto con interesse....non vorrei essere retorico...so solo dire, complimenti ed aggiungo ancora se mi è permesso, continuate ad informare la "gente locale" che a causa di una situazione eterogena di situazioni personali, famigliari,di crisi di valori (ben noti) per non parlare della crisi del denaro "facile", si dimentica a ragione/a torto di tutto quanto ci circonda. Bravi!!!
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# Bepi Pinter 2012-10-05 08:45
Grazie Luciano per questo bel pezzo, per le emozioni e le riflessioni che suscita.
Condivido l'auspicio che il "nostro" S:Valentino torni ad essere un luogo soprattutto di meditazione, senza simboli di guerra, ormai superati e fuori luogo, che oltretutto ricordano solo i "vincitori".
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# grazia 2012-10-13 05:34
parole parole parole, solo parole
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# Eros Brusco 2012-10-17 11:39
Mah...., io vedo solo fatti e dedizione, poi la canzone mi piace un sacco.
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