Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

stemmaPozzo Alto

 

L' 8 aprile 2011 la Soprintendenza per i Beni Architettonici della Provincia di Trento, con determinazione n° 220 dichiarava  l’interesse culturale del complesso edificiale denominato “residenza de Pizzini a Pozzo Alto di Ala con cappella”, contraddistinto tavolarmente dalle pp.ed. 556 e 842 C.C. ALA , in quanto:

 

 

 

127 800x533“Il complesso edilizio, che riveste notevole interesse tipologico, si situa in località Pozzi Alti in un pianoro posto alla destra orografica del torrente Ala nella Valle di Ronchi dalla cui posizione si scorge il fondovalle. 

L’accesso al luogo si snoda lungo il fianco del pendio che trova naturale prosecuzione verso il Monte Perobia ed il valico per la Vallarsa.

 

 

133 800x533Il complesso è composto principalmente da due corpi di fabbrica disposti ortogonalmente l’uno all’altro, formando un ambito a corte aperta su cui si affaccia la cappella e la piccola costruzione che copre il pozzo.

 

L’esistenza di un edificio in muratura in sito è documentata cartograficamente dall’Atlas Tyrolensis di Peter Anich del 1774. Il catasto storico fornisce una rappresentazione precisa del complesso già in na consistenza corrispondente all’attuale.

 


Notizie documentarie dell’insediamento sono contenute in un riordino di atti famigliari da parte di Carlo de Pizzini che riferisce che un podere che si trovava sul luogo sarebbe appartenuto alla famiglia roveretana Orefici e poi acquisito dai Pandolfi.

 

132 800x533Un atto del 28 luglio 1693 comproverebbe la vendita da parte di Francesco e Giovanbattista Pandolfi a Domenico de Pizzini, alla cui morte, subentrarono i figli Nicolò e Francesco. Questi decisero di apportare migliorie al complesso per ricondurlo ad agiato luogo di ricreazione per la numerosa famiglia, dotandolo di una cappella privata, come attestato dagli atti visitali della diocesi di Trento del 1728 in cui viene citata la fondazione della “Cappella dell’Immacolata dei Pizzini” riconsacrata a S. Giuseppe 1750.

 

 

Il complesso, nella prima metà del XVIII secolo, si presentava pertanto presumibilmente composto da un edificio principale adibito ad abitazione per la villeggiatura, dalla cappella sopra citata, da un fabbricato adibito a funzioni accessorie e dal pozzo, da cui deriva la denominazione del luogo. In epoca napoleonica il complesso venne adibito a punto base per le truppe.

 

137 800x533

La parte più antica del complesso, di cui permane oggi la muratura perimetrale in tutto il suo elevato fino alla quota della perduta copertura, venne non si sa a partire da quale data destinata alle attività agricole quali il ricovero del bestiame documentate in un ambrotipo della collezione Enrico Brusco, databile intorno al 1870; l’abbandono del fabbricato o forse una atto volontario portarono al decadimento della costruzione. In stato semi ruderale, presenta elementi architettonici goticheggianti di notevole interesse.

  

Il prospetto sud ed il prospetto nord sono simmetricamente distribuiti, entrambi scanditi da quattro lesene che si posano su piccoli contrafforti di base triangolare.

 

135 800x533Il prospetto meridionale presenta nella parte mediana, tra la seconda e la terza lesena una piccola porta d’ingresso con arco a sesto acuto sormontata da un’apertura di eguale tipologia ai lati della quale vi sono due oculi trilobati; tra la prima e la seconda lesena, nella prima campitura e nell’ultima tra la terza e la quarta lesena si aprono bifore con componenti in laterizio al piano inferiore e trifore al piano superiore finemente incorniciate.

 

Lungo la facciata sono presenti lacerti di intonaco realizzati con malta grossolana e tracce, lungo il cornicione della copertura, di elementi decorativi con motivo a “bacchettello”, cioè una successione di piccoli archetti. Rimangono un cuore recante la scritta “JOO3 JAИO” ed una testa di bovino stilizzata sopra l’apertura centrale.

 

Il retro dell’edificio rivolto a nord presenta una lunetta, parzialmente tamponata.

 

Il prospetto volto ad ovest è segnato da lesene recanti all’apice capitelli attualmente molto deteriorati. Sulla sommità sotto il motivo “a bacchetello”, vi è un piccolo oculo sotto al quale si stende un enorme arco tamponato che occupa circa i due terzi della facciata.

 

164 800x533La villa, caratterizzata dallo stemma gentilizio della famiglia de Pizzini, venne eretta, come deducibile dalle fonti documentarie, in concomitanza con la limitrofa chiesetta. I lavori iniziarono nel maggio del 1725, come riportato dallo storico de Pizzini che documenta la costruzione di una fornace per la produzione della calce in loco necessaria per la costruzione dei due edifici.

  

 

 

165 800x533L’edificio presenta tre ordini di finestre e sul prospetto principale, con tracce di ulteriori apparati pittorici, appare lo stemma gentilizio della nobile famiglia de Pizzini, riccamente ribattuto da volute di gusto barocco, stella d’oro a sette punte sopra la quale ve ne sono tre più piccole in campo azzurro e cimiero coronato da stella. 

I locali al piano terreno sono voltati con monta ribassata e vele.

 

 

 

159 800x533In asse si trova la cappella già testimoniata nel XVIII secolo, ma la cui configurazione attuale risente di adeguamenti ottocenteschi. Il prospetto a capanna è segnato da lesene e cornicione di gusto classico. Il portale architravato ha mostre lapidee lisce, come le finestrelle ai suoi lati. Sopra il portale si apre una nicchia e sopra questa un finestrone emicircolare. Analoghe lunette si aprono nei prospetti laterali. Nel timpano si trova un oculo. L’interno ad aula unica è scandito da paraste d’ordine pseudo dorico, cornicione modanato e volta.

 

L’abside è coperta da una crociera. In luogo dell’ancona, è dipinto, fortemente deteriorato, un apparecchio prospettico. La macchina altaristica che vi è raffigurata finge un tipico altare barocco di scuola castionese con colonne raddoppiate, architrave mistilinea e fortemente movimentata, attico fregiato dallo stemma famigliare, con campo spartito bianco e azzurro. Ai lati rimane la raffigurazione dipinta della statua di un santo vescovo. Pertinenza connessa al complesso è il pozzo sito in prossimità della via d’accesso, costituito da un piccolo edificio in muratura coperto da due falde recante nel retro uno spazio di convoglio delle acque piovane”.

 

Il Dirigente    Sandro Flaim

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna