Testo fisso

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IL PROCESSO DELLA TOLDINA DI PILCANTE

 

La storia trentina ricorda vari processi celebrati contro le streghe.

Ogni valle ebbe le sue vittime.

L'ultimo processo per stregoneria perpetrato nel Castello d'Avio ebbe per vittima l'infelice MARIA BERTOLETTI di Pilcante, detta “Toldina” per essere passata a nozze con Andrea Toldini, pure di Pilcante.

La pagine che traduciamo dal latino rappresentano un frammento non originale, ma del sec. XVIII, del processo iniziato ad Avio nel 1715 e concluso a Brentonico il 14 marzo 1720, con la decapitazione.

Il frammento che pubblichiamo è stato trovato tra i manoscritti della biblioteca del Convento dei Frati Minori di Cavalese.

 

P. CARLO SARTORAZZI ofm

 

Noi etc...

Istruendo il processo con grande fatica, contro Maria Toldina di Pilcante, detenuta in questa fortezza, per i malefici, sortilegi, stregonerie, infanticidi, sacrilegi, idolatria, apostasia ed altri delitti turpissimi atrocissimi ed orrendissimi, fatta col maligno demone espressa professione, e contratta con lui una pestifera amicizia e società, in contumelia e disonore alla Maestà divina, commessi con grande cattiveria dalla stessa Toldina (tenuto presente il processo contro...)

Che, come appare certo, la malefica Toldina all'età di tredici anni sedotta infelicemente da Agostina Bertoletti sua zia, si sia portata, in sua compagnia, nel cuor della notte, in un giorno di lunedì, a piedi, prima al quadrivio, detto volgarmente << al Ri >> situato vicino al paese di Pilcante dove al tempo delle Rogazioni si recitano i Vangeli, ed ivi, in ginocchio davanti al suo pessimo demone (cacodaemone), presente al raduno di altri demoni, apparsole in forma di caprone, colle mani ed i piedi della stessa bestia, e l'altra parte del corpo quasi umana, però pelosa non avrebbe avuto orrore a rinunziare, mediante vera apostasia, al suo Dio, creatore onnipotente, uno e trino, alla santissima Vergine madre purissima del Verbo, ed a tutti i Santi, abbandonando e ripudiando la fede di Cristo e la religione cattolica, il sacramento del Battesimo ed insieme i padrini, così che, bagnata con un finto lavacro di un nuovo battesimo, dopo aver ripudiato il primo nome di Maria, troppo odioso a Satana, ed essere imposto a questa discepola un altro nome finto, il demonio l'avrebbe marcata con un altro carattere o marchio, mediante un freddo strumento di ferro, nel braccio sinistro, mentre il Magistello ( piccolo maestro ? ) della medesima Toldina versava un liquido di color nero, sulle spalle, non però sul capo, perché era stato lavato dall'acqua battesimale e segnato col sacramento della cresima, e questo per legarla con un vincolo più grande in questa scelleratezza, mentre assisteva la suddetta zia Agostina, la quale era ritenuta comunemente strega, per pessima fama, e come tale morì, assegnata all'accogliente levante (in susceptricem levantem).

Di più, mediante vera idolatria e diserzione, fatta somma riverenza e adorazione al suo pessimo demone, avrebbe fermamente voluto essere cancellata dal libro della vita e scritta in quello nero dei reprobi, dopo aver prestato sacrilegamente giuramento in un cerchio scolpito in terra, perchè forse voleva credere che il diavolo fosse Signore del cielo e della terra, essendo il cerchio simbolo della Divinità e la terra sgabello di Dio.

Che, inoltre, per sottrarsi maggiormente all'obbedienza verso Dio l'apostata Toldina, e votarsi maggiormente al suo Magistello, con un patto avvallato con mutuo contratto, fra lo stesso tentatore e l'idolatra professa, dopo aver negata la fede si sarebbe legata al medesimo come suddita e vassalla a vero dio, con le solennità e cerimonie narrate sopra; aggiungendo l'obbligazione di stregare un bambino ogni mese e di fare ogni possibile male, mediante malefici, malie e abluzioni e provocare gravissime malattie nelle creature umane, per vendicarsi delle stesse, mediante l'aiuto e la cooperazione del grande nemico del genere umano, il quale avrebbe promesso dolosamente, dal canto suo, di fare per gioco molte cose mirabili, che avrebbe secondato subito i desideri della sedotta Toldina, soddisfatta la sua volontà e passione, nonché la sfrenata libidine e che dopo la sua morte sarebbe stata beata.

Da ciò, per parte del demonio, in forza del patto giurato, recatasi ai giochi notturni ed ai raduni demoniaci, ora a piedi, se il luago non era molto distante, una o due ore prima della mezzanotte, quando impera il potere delle tenebre, prima del canto del gallo, annunciatore dell'aurora, abbastanza nemico di questi malefici, tanto che quando lo si udiva, svanivano tutte le cose comparse in questi tripudi ( sabba ), ora salendo sul suo cattivo demone dall'aspetto di caprone, dopo essersi spalmate le mani e i piedi e le spalle, o altra parte del corpo, tranne il capo, per suggerimento del diavolo, per la stessa ragione di cui sopra, perché cioè segnato dai sacramenti del Battesimo e della Cresima, con l'unguento prescritto dal Magistello, confezionato dalla stessa con la cenere del fuoco del Sabato Santo, coi fondi dell'acqua lustrale, nonché coi resti dell'olio e della cera delle candele che nella settimana santa si accendono al sepolcro del Signore, e questo era facile procurarselo perché il marito era sagrestano nella chiesa di Pilcante, (era) portata corporalmente volando per aria, alle conventicole dei fattucchieri in luoghi deserti, dove fra la moltitudine degli indovini e delle maghe, da lei, come ammise, mai conosciuti, dopo aver premesso i soliti atti di culto, diversamente eseguiti, verso il suo demone, venerandolo cioè, o girandosi di spalle e indietreggiando come i granchi, o agitandosi in giro verso sinistra, sempre di spalle, o piuttosto, con un rito veramente assai assurdo in segno di omaggio e di prova, avvicinandosi al diavolo l'avrebbe più volte baciato (vergogna!) nel sedere, insieme agli altri cultori dei diavoli.

Successivamente dopo alcune acclamazioni, salti e danze, condotte in modo estremamente osceno, avanzando sempre a sinistra e mai a destra, con la quale si fa il segno della croce, istruita così dal suo maestro, nelle cui cantilene assai turpi e provocanti la lussuria, al suono della cetra o della lira, dietro intonazione del diavolo, si sarebbero vomitate bestemmie da questa Toldina e dai suoi soci, soprattutto che il Verbo di Dio era figlio del diavolo, che la Vergine castissima, era una donna come tante altre che vivevano nel mondo, che il diavolo era Dio creatore e capo di tutte le cose, insieme a crudeli imprecazioni di sterminio del genere umano; nonché nelle gozzoviglie attorno alle mense imbandite, dopo i ricchi banchetti preparati confusamente con cose diverse, tanto che a Toldina sembravano meschine, condite male e appena degne di essere mangiate, senza sale, come riferisce Toldina, perché vi si mescola l'acqua battesimale e quella benedetta, volute dal diavolo, del resto, come simbolo di eternità e non di corruzione, mancanti anche di pane e vino, perché nel sacramento delI'eucarestia l'uomo si ciba della vivifica carne di Cristo e rispettivamente del suo sangue, sotto le specie velate del pane e del vino; e come bevanda, negli stessi conviti diabolici, verrebbe propinato qualcos’altro sotto forma di liquido nero e corrotto; e dopo essere stato assaggiato dalla ricordata Toldina un pezzetto di carne abbrustolita e dopo averla sputata sprezzatamente perche insipida sarebbe stata percossa, come lei attesta, dal cattivo demone che sopportava a stento e con sdegno tale cosa; che nei suddetti banchetti preparati senza gusto, non veniva saziata la fame, né sedata la sete, ma rimaneva una brama ed un appetito più grandi di prima, come affermano comunemente gli autori con Toldina; che, dopo ciò, avrebbe prostituito la sua verginità mediante l'abominevole stupro essendo incubo il demone suo amante, sotto forma di giovane, ed avuto un contatto carnale mediante un toccamento freddissimo; e poi interrotto questo mediante esecrando adulterio, non avrebbe infine arrossito di unirsi sodomiticamente in modo assai sordido e nefando.

Come anche la maga Toldina avrebbe osservato da parte sua la promessa fatta all'associato demone, di rovinare le creature umane e di fare tutti i danni possibili , se non fosse intervenuta la mano di Dio e che avrebbe cessati i malefici per non essere costretta a mandare a vuoto il danno a causa, d'altronde, della sua negligenza o della sua innata pigrizia nel compiere queste cose, o che forse accadesse, per disposizione della provvidenza, che fosse resa vana la sua pessima intenzione verso qualche creatura, abbandonata in questi casi dal suo demone.

Perciò: coll'unguento, spalmata del quale Toldina convolava alle congreghe diaboliche, messo nel cotone cotto, avrebbe ucciso nel 1688 ancora bambina, Margarita figlia di Saiano di Saiano di Pilcante, affetta da idropisia a causa della stregoneria compiuta sulla stessa, con il concorso del diavolo; così pure nell'età infantile, nel 1714, Felice di Saiano dello stesso paese, mentre era nella culla, dopo essere stato spalmato con la stessa mistura dalla stessa strega, affetto da tumori; cosi pure sarebbe perito per vendetta Lorenzo figlio di Giovanni Ecchelli degli Iseppi di Pilcante, dalla stessa malattia nel 1713, dopo aver mescolato cenere nel burro. Dopo essere entrata nella casa di Giacomo Antonio Venturi di Pilcante nel 1711, mese di marzo, avrebbe gettato in un vaso di bronzo pieno di formaggio di seconda scelta e bollente, e morto il giorno seguente all'età di anni 5 circa, il figlio Pietro che stava vicino al fuoco. Corrosa dall'invidia avrebbe rovinato coi suoi sortilegi, Antonio figlio di Carlo Balconi, al terzo anno di vita, dallo stesso paese, affatturandolo coll'unguento descritto, unto da Toldina nello stomaco mentre veniva involto nelle fasce dalla madre; cosi il proprio nipote Andrea figlio del fu Giovanni Bertoletti, fratello di Toldina, delI'età di due anni; nonché Bartolomea figlia di Giovanni Maria da Vallarsa nel suo quarto anno di vita nel 1712; la figlia che partorì morta nel 1714, mese di luglio, mentre era nel seno di Maddalena moglie di Francesco Balconi, del suddetto paese di Pilcante.

Tre anni fa avrebbe fatto ammalare con sortilegio Anna moglie di Battista Facci dal predetto paese di Pilcante, la quale, mediante esorcismi nella chiesa di S. Felice della Valle, sarebbe stata liberata vomitando alcune fave datele da mangiare da Toldina, dopo averle tenute nascoste per due anni fra i capelli e averle perforate con aghi.

L'anno scorso avrebbe rovinato con sortilegio Cecilia Saiani, pure da Pilcante, moglie di Tomaso Lotti, dopo aver messo nell'aceto cenere del Sabato Santo, e recentemente gettandole addosso un po' di

polvere del cimitero della medesima chiesa di S. Felice, aiutata pure dal diavolo; ed ancora avrebbe affatturato l'ossessa con un giro, fatto dalla strega, perché cadesse dal carro sul quale saliva per recarsi ad Avio, patria dello sposo, al tempo dello sposalizio; ed il fatto sarebbe accaduto se il suocero e gli altri parenti non fossero accorsi in suo aiuto avrebbe anche fatto il maleficio del legame sulla prericordata Cecilia, irretita dal quale Cecilia anche ora è travagliata, fatto nelle tre precedenti pubblicazioni medianti un pezzetto del vestito nuziale procurato da Toldina, mediante una persona N. N. nella bottega del sarto.

Con altri malefici avrebbe causato nel 1713 una enfiagione purulenta, mediante la suddetta cenere, sulla mammella di Elisabetta moglie di Pietro Meneghini da Serravalle, nata Saiani; avrebbe fatto venire il collo grosso, volgarmente detto il goso, mediante la cenere suddetta messa nella polenta che mangiò, alla propria nipote Cecilia Bertoletti, figlia del fu Giovanni, e rispettivamente fratello, perché non continuasse ad amare Francesco figlio di Giovanni Antonio Ecchelli.

Così pure avrebbe affatturato Andrea figlio di Antonio Toldini nipote della stessa lamia, nel 1714, la quale, strappata una erbetta di una certa specie dal cimitero della chiesa di Pilcante, e ridotta in polvere, gliela avrebbe data da mangiare.

Sarebbero stati lesi dal veneficio tre figli, Battista, Veronica e Laura bambini di Giovanni Cossalli da Ala, mentre nel 1713 alla stessa offriva alcune uova da mangiare; cosi pure la loro madre rimase affatturata nel piede, l'anno scorso nella chiesa dei Cappuccini di Ala, mediante un segno tracciato per terra.

L'anno scorso avrebbe vessato con i suoi filtri Bernardo bambino di sei mesi, figlio di Giovanni Saiani, col burro portato alla madre, dato in cibo al figlio, nel quale aveva messo un certo unguento prescritto dal diavolo.

L'anno testé passato, avrebbe resi sterili con sortilegio, piccoli fondi ai Campi di Pilcante, proprietà di privati e specialmente dotali, con lo spargere fronde di un certo albero e dopo aver sradicato e calpestato piante della stessa specie.

E finalmente avrebbe gettato la santissima Ostia, ricevuta sacrilegamente all'occasione del Giubileo nell'anno teste trascorso, estratta dalla bocca e raccolta in un fazzoletto, nella botte della cantina della famiglia Saiani, per corrompere il vino, come effettivamente avvenne per opera del demonio, quando fu tolto il tappo, per verificare il corpo del delitto da questa Curia.

Attraverso le deposizioni dei testimoni e le deposizioni personali della stessa Toldina (che nelle sue deposizioni fu vista alle volte piangere, senza tuttavia nessuna lacrima, eppure fu da noi provocata: indizio abbastanza sufficiente per sé alla tortura) cosi pure attraverso le fortissime rispettivamente presunzioni, secondo gli insegnamenti degli autori, ognuno dall'esame del processo avrà visto che constano chiaramente tutti i suddetti malefici, venefici e gli altri atrocissimi delitti.

Oltre altri affatturamenti, sortilegi, e azioni assai cattive che si presume abbia verisimilmente commesso con l'aiuto del diavolo e l'espressa pessima volonta e consenso di Toldina, nel corso di circa 38 anni, nonostante il tormento della tortura, inflitta in modo leggero, tenuta presente l’età avanzata e la debolezza del corpo, secondo il consiglio e alla presenza del perito, per ottenere una maggiore conoscenza e per farle confessare gli altri delitti, soprattutto per conoscere l'esatta confessione sul nome di due complici, prima della tortura da lei scagionati, discolpa che avrebbe confermato nel detto tormento, cosi pure non tutti anche se parecchi sacrilegi, che in questa vita trascorsa in modo nefando avesse osato commettere contro i sacramenti della Penitenza e dell'Eucarestia.

Ponderato che la strega Toldina meriterebbe di subire la pena

della spada e del fuoco per ogni delitto o maleficio narrati sopra a fortiori nessuno nega si possa dubitare se la meriti per tutti i delitti perpetrati, nei quali sono raccolte tutte le nefandezze, ed il diritto divino ed umano lo confermano pienamente.

Vista la Costituzione Carolina, del resto accettata nella prassi la quale attribuisce ogni giurisdizione e potestà al giudice laico di far vigorose ricerche contro queste saghe e malefiche e di condannarle alla morte del fuoco.

Per cui da queste cose e da altre...

Invocato umilmente il nome di Cristo, per la maggiore esaltazione della fede ortodossa, per la repressione della cattiveria eretica, e per la confusione della malizia e superbia diabolica...

Avendo davanti agli occhi soltanto il timore di Dio e la sua giustizia, attraverso questa sentenza capitale che emettiamo in iscritto, la sopraddetta Maria Toldina, nata Bertoletti, ed ora moglie di Andrea da Pilcante, quale malefica, fattucchiera, strega, infanticida, lamia, fornicatrice, adultera, sodomita, blasfema, transfuga, apostata, idolatra, aliorumque

 

(fine del frammento).

p. c. s.        

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