Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

REFERENDUM COSTITUZIONALE  E AMBIENTE

 

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Mancano pochi giorni al referendum per modificare, 47 articoli su 135, la Costituzione Italiana.

Con il referendum si deciderà anche sul futuro dell’ambiente nel nostro Paese.

 

Purtroppo il dibattito, improntato molto su slogan semplicistici e fuorvianti, ha lasciato poco spazio all’approfondimento su temi molto importanti come lo è quello dell’ambiente.

 

Il nuovo articolo 117, che avrebbe dovuto chiarire le competenze fra Stato e Regioni dopo  la cattiva riforma   del titolo V del 2001, riporta allo Stato la legislazione esclusiva su  “tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici”  ma assegna  alle Regioni la potestà legislativa “in materia di disciplina, per quanto di interesse regionale, delle attività culturali, della promozione dei beni culturali e paesaggistici”. 

 

La confusione  fra il termine “valorizzazione”, di competenza statale, e il termine ”promozione”, di competenza regionale, favorirà , qualora passasse  la riforma, la continuazione dei contenziosi fra Stato e Regioni.

 

Molto chiara è invece la competenza su “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia e di infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale, aeroporti   ….”  che spetta esclusivamente allo Stato.

In questo modo le regioni non possono esprimere il loro parere su materie  sensibili riguardanti la salute dei cittadini  come gli inceneritori, le trivellazioni,  depositi di scorie nucleari, TAV, ecc.

 

Si vuole che in futuro non ci possano più essere iniziative come quella che aveva portato al referendum sulle piattaforme petrolifere.

 

Dobbiamo quindi purtroppo evidenziare che la riforma riduce la possibilità  dei cittadini di partecipare a scelte molto impattanti sulla loro qualità di vita.

 

Nella nostra provincia i governanti ci hanno sempre tranquillizzato, in primis il nostro governatore Ugo Rossi, che ha dichiarato:

 “Le autonomie speciali non hanno nulla da temere dalla riforma costituzionale, anzi è una grande occasione per aggiornare i loro statuti ai mutamenti economici e sociali nel frattempo intervenuti”. Visto che il nostro governatore è anche un leader del Partito Autonomista Trentino Tirolese dovremmo dormire sonni tranquilli.

 

Ma qual è l’articolo della riforma che tutela le regioni e province autonome?

 

E’ l’articolo 39, comma 13 che dice in particolare che  "Le disposizioni di cui al capo IV della presente legge costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome" .

 

Già ad una prima lettura è evidente che le disposizioni della riforma costituzionale verranno applicate anche alla nostra provincia quando avverrà la revisione del nostro statuto.

 

Quando e come,  scrive Paolo Scarlatti docente di Diritto costituzionale europeo presso l’Università di Roma Tre, è invece molto complesso capirlo

 

Molto più chiaro è invece il parere del preside di giurisprudenza  dell’Università di Trento, Roberto Toniatti, il quale afferma  che l’articolo 39 comma 13  non può essere considerato  una clausola di garanzia poiché viene superato dall’articolo 117 comma 4 dove si dice che, in caso di mancanza d’intesa fra lo Stato e  Regione, il primo potrà invocare la clausola di supremazia statale e togliere quindi l’autonomia alle speciali.

 

Proviamo ad immaginare cosa sarebbe il nostro territorio se fosse stato privato dell’autonomia già da qualche decennio:

 

  • avremmo l’autostrada A31 detta anche PiRuBi, da poco dichiarata anche ufficialmente inutile;

 

  • avremmo numerosi cantieri per la realizzazione della TAV che, attraversando la piana Rotaliana, sarebbe  poi sbucata sotto il castello di Avio, come era stato previsto dal primo progetto delle Ferrovie dello Stato;

 

  • avremmo un inutile inceneritore che inquinerebbe ancora di più la malsana aria che respiriamo lungo l’asta dell’Adige;

 

  • avremmo chissà quante opere inutili sponsorizzate dalle innumerevoli lobby che condizionano la politica nazionale e locale.

 

Solo le motivazioni relative alla tutela ambientale sono più che sufficienti per votare NO al referendum costituzionale del 4 dicembre.

 

Mauro Ferone

 

 

P.S.  chi non ancora convinto delle buone ragioni per il NO, veda questo filmato:

 

https://www.notavterzovalico.info/2016/11/il-servizio-de-le-iene-sul-terzo-valico/ 

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