Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

Quando la tubercolosi era temuta dai vellutai: i meriti del dott. Largaiolli Riccardo nella prevenzione e igiene.

 

Largaiolli 02

 

Il Municipio avverte che nei luoghi sotto indicati avrà luogo la vaccinazione a cui si dovrà intervenire con le braccia ben nette onde evitare infezioni….”.

Tale suggerimento nella cronaca locale del Giornale “Il Trentino” del maggio 1913 farebbe oggi sorridere (probabilmente si tratta della vaccinazione contro il vaiolo) ma allora la pulizia personale era un optional complice la mancanza di adeguate fognature e di servizi igienici in ogni casa.

Tra l’altro proprio quell’anno alcuni casi di tifo in un quartiere della città costringono la Commissione Sanitaria di Ala a puntare il dito contro i cortili di certe case che non permettono il deflusso delle acque piovane che vengono assorbite dal sottosuolo assieme agli scarichi delle stalle e dei pozzi neri.

 

Ma cosa c’entra tutto questo con il dott. Largaiolli?

 

Riccardo Largaiolli, con radici in Val di Sole, è un valente medico condotto e direttore dell’Ospedale di Ala dal 1891 al 1920 con una fama meritata nel suo campo professionale, dotato di una profonda umanità.

La sua attività di medico e chirurgo risulta già ampiamente trattata da riviste specializzate dell’epoca (come la Rivista Tridentum nel 1899) o nel giugno 2000 da Otto Tomasoni nei “I quattro Vicariati” . Quindi mi limito far conoscere, utilizzando la cronaca dei giornali dell’epoca, l’attività del dott. Largaiolli nel campo altrettanto meritorio della prevenzione e della pubblica igiene.

giornale Largaiolli

Cronaca del 1899 rivista "Tridentum" sulla attività chirurgica del dott. Largaiolli

 

Già nel Giugno 1899 Largaiolli tiene una delle sue tante conferenze organizzate dalla Biblioteca popolare sul tema della “Tubercolosi”: come riferisce la cronaca il medico riporta le statistiche del tempo che pongono tale morbo all’apice dell’indice di mortalità rispetto a tutti i casi messi assieme di difterite, morbillo, scalattina; e in particolare ad Ala dove il maggior contributo alla tubercolosi è quello pagato dagli operai esercenti il mestiere di vellutaio. Esorta a non considerarla un male ereditario che purtroppo marchia le famiglie ma a porre fiducia nei moderni sanatori appena nati per isolare gli ammalati in ambiente salubre e soprattutto a mantenere una rigorosa igiene. Per Largaiolli bisogna cancellare la frase “Morbo che non perdona”.

 

sanatorio

 

 

Ecco, la salubrità , l’igiene, l’alimentazione, sono il pallino del dott. Largaiolli e per fornire un aiuto ai numerosi bambini all’epoca afflitti da scrofolosi (grave infezione tubercolare) o per prevenirla, nel 1901 favorisce assieme al barone Stefano Malfatti la nascita della “Associazione alense per gli ospizi marini” che opera in base alle indicazioni dell’apostolo degli ospizi marini dott. Barellai , medico fiorentino, che per primo aveva sperimentato la bontà delle colonie marine nella cura di tale malattia.

 

Già nel primo anno i soci ad Ala sono ben 319 e con i fondi raccolti tre bambini partono per i bagni di Venezia o di Grado per 30 giorni, con alimentazione adeguata sia durante il soggiorno che al ritorno ad Ala, e i risultati sono lusinghieri .

Ad Ala prima di allora solo il cav. Pizzini aveva messo a disposizione la sua villa in montagna per far godere un clima salubre agli orfani.

Largaiolli nel concludere la relazione alla Assemblea degli Ospizi marini del maggio 1903, afferma “di essere sicuro che verrà un giorno in cui ai vari condottieri Napoleone e Moltke (generale prussiano) si sostituiranno i veri rigeneratori dell’umanità come Jenner (scopritore vaccinazione antivaiolosa), Bering e tanti altri”. Ecco di che pasta è fatto l’uomo, che spesso, silenziosamente e senza clamore, interviene di tasca propria per garantire una alimentazione decente a chi non se lo può permettere.

 

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Ospizi marini

 

Ma non solo. Favorisce la prevenzione con conferenze aperte alla cittadinanza sui “Soccorsi di urgenza” trattando di fratture, scottature, assideramenti, cura delle infezioni, morsi dei serpenti e dei cani , medicazioni con fasciature pulite che non peggiorino il male; numerosi sono allora gli incidenti nei boschi, in casa, alle Ferrovie.

 

Bella abitudine quella di terminare l’anno scolastico delle Scuole popolari femminili anche con un esame di economia domestica e igiene , a conclusione di varie lezioni sull’argomento tenute dal dr. Largaiolli; il giornale dell’epoca si augura che gli accorgimenti appresi dalle alunne possano venire da loro insegnati anche alle madri, piuttosto superficiali in materia.

 

Di tanti altri aspetti si occupa il nostro medico come la dotazione di una cucina per i malati di pellagra e di un bagno pubblico; per quest’ultimo bisognerà aspettare fino al 1911 dopo la collocazione presso l’Ospedale: anche in questo caso solite polemiche degli alensi per l’arredo troppo elegante e l’auspicio del giornalista che non succeda come per il Teatro dove,” installate le poltroncine nuove a furor di popolo, ora rimangono vuote per la scarsa frequentazione”.

 

 

Ma il Largaiolli non si dedica solo alla medicina ed alla ortopedia correttiva, seppur fosse già abbastanza. Collabora nella Lega Nazionale locale (che difende la italianità di questa terra – d’altronde sua moglie Adele è sorella di Cesare Battisti) ma anche nel Collegio dei Revisori della appena nata Cassa Rurale e in tante iniziative benefiche e culturali.

Amato dalla cittadinanza per il suo disinteresse e gratuità nonché per i grandi meriti professionali universalmente riconosciuti , rimane operativo all’Ospedale durante gli anni difficili della Grande Guerra; poi, affetto anche da una forma precoce di demenza morirà nel 1922 in povertà e quasi dimenticato lontano dalla sua Ala.

 

Foto 1917 Ospedale

Ospedale di Ala prima della grande guerra

 

Dedichiamo mezzo minuto, ne vale la pena, per leggere quanto scrive il “Nuovo Trentino” l’8 giugno 1922 in occasione della morte:

Imponenti riuscirono i funerali del dott. Riccardo Largaiolli, di questo grande ed esimio benefattore della nostra città e dei nostri poveri, per i quali dedicò tutto sé stesso e per i quali non esitò a mettere a disposizione tutto il suo avere. Egli è ritornato a noi dopo essere stato abbandonato negli ultimi anni della sua vita, quando appunto la cittadinanza doveva dargli una prova della sua gratitudine offrendogli la possibilità di poter rimanere e vivere decorosamente a Ala. Invece egli era stato costretto ad allontanarsi, perché dopo aver sacrificata la sua vita per la nostra città era stato abbandonato, perché si era dimenticato che per i poveri egli era diventato povero, che per noi egli aveva dato tutto.

La popolazione ed i poveri però non hanno rimorso per questo abbandono indecoroso perché , se avesse potuto, avrebbe desiderato che il suo medico, il suo benefattore fosse stato sempre con essa……….Ma coloro che potevano forse, non fecero nulla, coloro che dei poveri non si erano mai ricordati se non per scopi di propaganda elettorale, non compresero il loro dovere, e con il loro assenteismo permisero che il dotto ed ardente, povero e grande vecchietto lasciasse la città per sempre.

Ma ora egli è fra noi, è ritornato più esaltato nella sua dignità, è ritornato più caro e più sacro. Egli è nostro e nostro resterà per il suo ricordo, come è nostro il ricordo degli altri benefattori don Nemesio Battelli e don Enrico Aloisi che morirono poveri dopo essersi resi benemeriti di Ala.

Ala ricorderà sempre il dottor Largaiolli , questo prototipo della vera carità, della carità grande ed operatrice………dove non si sapeva chi era la mano benefattrice e non si riusciva a distinguere il benefattore dai beneficati. Egli sarà per tutti un esempio ed un monito di umanità, di sacrificio, di carità e sarà sempre ricordato, rispettato ed amato come uno dei grandi benefattori di Ala e del popolo…..”.

 

Non penso servano altri commenti.  Ala gli dedicherà dopo molti anni una Via in San Martino.

 

Il figlio Dionigio dirigerà l’Ospedale nel periodo fra le due guerre e resterà fino agli anni settanta un apprezzato medico condotto e ufficiale sanitario della nostra città, primo a riconoscere già nel 1932 l’origine delle “macchie blu” provocate dalle emissioni tossiche della Montecatini nella popolazione di Serravalle e Chizzola.

 

Largaiolli

Targa marmorea sita nel giardino dell'Ospedale

 

Azzolini Mario

Foto archivio Brusco e Az. Sanitaria

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