Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

I LUOGHI DELLA MEMORIA ~ IIa parte

 

   La LINEA BLU : Lo Sbarramento di Ala 1945 

 

 

Torrente Ala

 

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Sorsero Bunker, casematte, ricoveri in caverna, campi minati, fossati e sbarramenti anticarro  (Campi di Asparagi), un pò dovunque, ma  posizionati con grande perizia  appoggiati a punti tattici naturali , sul vasto fronte che si allungava in profondità dalla Chiesetta di S. Pietro in Bosco sino a S. Margherita /Serravalle con una linea di  maggior resistenza rappresentata dal Torrente Ala la cui scarpata Nord riconfigurata, riadattata , venne presidiata con numerosi Bunker in Cemento Armato , alcuni ancora visibili   di tipologie diverse, conservati e recuperati dai proprietari dei fondi sui quali  insistono.   

 

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Dai  grandi Bunker comando, (8 uomini) adibiti a  ricovero e infermeria  del Perlè a casa Debiasi, e Via teatro alle postazioni  per singola arma del tipo Tobruk per mitragliatrice Machinengewer Type 34 e 42 o per Mortai da 81, presidiate da piccole squadre di 4 uomini. 

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Per quanto l'azione di bonifica e smantellamento messa in opera alla fine delle ostilità e proseguita per una decina d'anni,  per recuperare il materiale ferroso abbondantemente impiegato, molte di queste postazioni sono visibili e visitabili ancor oggi.

 

016Lungo la linea ferroviaria all'altezza della Sottostazione , appoggiato alla scarpata, divelto dal suolo è ancora visibile e perfettamente leggibile una di queste insidiosissime postazioni costruite sul principio della camera di combattimento interrata dalla quale sporgeva per qualche decina di centimetri la  “cupola” a barbetta di 80 cm di diametro  con  incassato un cerchio in ferro per l'arma, il tutto  chiuso da una pesante botola in acciaio.

 

 

 

L'interno era profondo dai 160 ai 200 cm.

 

  

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Una scaletta portava ad un localetto/deposito fornito di stufetta e da questo si passava  al camminamento coperto. Il tutto  pesantemente corazzato con le pareti di 40cm di spessore. L'insieme offriva un ricovero molto efficace e dotato anche  di uscita posteriore di sicurezza. (1)

 

 

 

S. Pietro in Bosco

 

In località Busa di S. Pietro sono ancora visibili due postazioni; una in calcestruzzo e una molto interessante posta in alto in caverna con feritoia. Interessante perchè riadattava una postazione della prima guerra mondiale.          (foto 1)

  

Sulla Statale all'altezza della Chiesetta era allestito uno sbarramento anticarro costituito da putrelle in ferro e pezzi di rotaia infissi diagonalmente nel terreno, il tutto rinforzato da un muro in calcestruzzo a monte della chiesetta. 

  

La linea fortificata proseguiva , poggiando su postazioni in Bunker interrati sino all' Adige avendo come caposaldo il costruendo sbarramento sull'Adige per  il Canale Biffi  a  sua volta circondato sino all'altezza dell' odierno  Casello Autostradale da numerose similari postazioni. (2)

 

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Torrente S. Valentino

 

La linea , oltre a quanto descritto,  si sviluppava verso nord appoggiandosi al Torrente S. Valentino non prima di essere stata  integrata dal fossato anticarro del Maso Corona riempito un trentina di anni or sono per necessità urbanistiche e industriali.

 

001In Località “ Malusel” lungo la strada Romana, poco a monte dell'abitato di Borgo Cantore, erano posizionati  due caratteristici ricoveri a “Botte”.  Cilindri in ferro cemento, destinati ad essere interrati (non necessariamente), dotati di  cuccette e adibiti a ricoveri, anche provvisori, in caso si incursione aerea. La struttura relativamente leggera sopportava il fuoco delle armi leggere e dava riparo allo spezzonamento e alle schegge .

 

Costruiti alla SCAC di Mori venivano trasportati  - anche con carri ferroviari , non di rado spinti a mano – fino alla stazione di Ala o come nel caso di quelli menzionati , fermandosi alla Vecchia “Masera” dei Marani. (3)

 

Un esemplare  rimase in  vista sino ai primi anni '70.

 

In loc. Fusi, all'imbocco della Valle di S. Valentino, di fronte alla Casa delle Guardie  e del Vivaio  era allestita una postazione anticarro : Una torretta di Carro Panther con un cannone da 75/L56,

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poggiante su una casamatta pesantemente corazzata che utilizzava   quale “Dependance”  anche i ricoveri sotterranei  facenti parte della linea difensiva allestita  dall' esercito Italiano nella Prima G.M. e poggiante  sul Trincerone di Marani, interessato ( solo con studi preliminari) al suo reimpiego come postazione difensiva dell'esercito tedesco. (3)

 

Questo reimpiego di opere “datate” veniva in gergo definito “ Rovesciamento di una postazione” posizionare il fronte di fuoco sul lato opposto a quello originario. In virtù di questi indirizzi venne parzialmente riadattato il” Vallo Littorio” in Val Pusteria  ed elaborati e piani per  riadattare alcuni  Forti Austriaci della I. G.M. anche se l'orientamento di questi era corretto sin dalle origini.

 

Immediatamente a monte, qualche centinaio di metri sopra questa postazione sulla strada dei Fusi, nella caverna dove ora è stato costruito il serbatoio per l'acquedotto di Marani,  trovava ricovero un semovente d'artiglieria (verosimilmente uno Stug III) (4)

Le postazioni in caverna della Prima Guerra Mondiale scavate nella Rupe di S. Valentino all'imbocco della strada per Passo Buole immediatamente dopo il Ponte, vennero a loro volta  come molte altre , reimpiegate quale deposito dall' esercito Tedesco che al Santuario aveva collocato un plotone Pionieri (5).

 


Una Lucida e dettagliata testimonianza di Ferruccio Valentini abitante nella Casa/Vivaio all'imbocco del Fusi ricorda la presenza del Feldmaresciallo Albert Kesselring, la sua comparsa nella modesta abitazione  in una tarda serata dell'autunno del 1944 a bordo di una Horch con un codazzo di alti Ufficiali, impegnato in un sopralluogo sullo stato dei lavori di fortificazione. La  requisizione dell'abitazione e l'avvio dei lavori di costruzione della Casamatta.

 

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Fu lo stesso Valentini a guerra ultimata poche ore dopo l'abbandono della postazione da parte deil' esercito tedesco  ad inoltrasi in essa.  Solo casualmente si avvide della trappola esplosiva  costituita da 6 Panzerfaust innescati. Dopo aver reso inerte la carica  si impossessò del sistema di ottiche del Cannone e dei 6 Panzerfaust, uno dei quali contribuì alla demolizione di un buon tratto del “Trincerone” all' altezza della strada che attraversa il  Rio S. Valentino.

 

 

 

 

 

Una seconda similare postazione anticarro era posizionata a S. Margherita sostenuta da un secondo fossato anticarro scomparso da tempo e sostenuta dall' ostacolo naturale del Torrente di Val Cipriana.

 

Al termine del conflitto le torrette vennero smantellate e il materiale ferroso  consegnato a Rovereto.

Il trasporto di alcune pesanti piastre venne effettuato con  carri trainati da buoi tanta era la penuria di mezzi  motorizzati.(6)

 

Altre Opere

 

002La Batteria della Flak (antiaerea) ubicata a monte dell'abitato di Pilcante poteva all'occorrenza fornire un centro di fuoco, con i 4 pezzi da 88mm –  efficace cannone  polivalente.

 

Sulle propaggini  del monte Corno,  nella pineta dei Piazzi alcune Caverne – rimaste incomplete – avrebbero dovuto ospitare pezzi d'artiglieria e depositi ben protetti.

 

  

 

006Le opere di fortificazioni continuavano anche lateralmenteee e si snodavano lungo la Valle dei Ronchi, su su verso Passo Pertica per ricongiungersi con la valle d'Illasi e il Vicentino interessando anche la zona di Campobrun .

 

Una linea insidiosa debole solo all'apparenza e non facilmente superabile che raccoglieva le esperienze di 6 anni di guerra, gli insegnamenti del fronte della Gotica sull'Appennino e del Fronte Russo e drammaticamente sperimentate dai Tedeschi nella Battaglia di Kursk; una linea quella di Ala, il cui superamento avrebbe comportato lutti e rovine inimmaginabili e quasi certamente cambiato la storia della Città. 

Ma così evidentemente non fu e quindi........

 

 

La repentinità degli  avvenimenti che portarono al crollo del Fronte Italiano, la strategia Alleata che vide  scegliere quale via di penetrazione nel Trentino o meglio verso il Reich la Gardesana, per motivi che meriterebbero ricerche e uno studio molto più approfondito, hanno evitato  ad Ala quella sorte che non risparmiò decine di altre Città Italiane.

 

Rimasero gli ingenti quantitativi di materiale   che una simile opera richiedeva, riconsegnati solo parzialmente  all' Ammasso” delle requisizioni. La parte più consistente  e di gran lunga più pregiata, consistente in attrezzature e macchinari, prese altre direzioni, venne “Requisita e redistribuita” , in modo non molto equo se ne andò poco dopo a  costituire  il nucleo di successive celeri fortune.

 

 

Note       

 

(1) Gerosa (Le fortificazioni sulla Via del Brennero)

(2) Testimonianza G. Marasca classe 1919

(3) Testimonianza F. Valentini classe 1923 (+)

(4) – (5) – (6): Testimonianze F. Valentini classe 1923  e C.A. Lanz classe 1934

Le fotografie dei bunker  contrassegnate da * rappresentano in maniera indicativa le diverse tipologie

- P. Savegnago, "Le organizzazioni Todt e Pol in Provincia di Vicenza"

 

 

Luciano Rizzi

 

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