Testo fisso

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1901: finalmente le Scuole elementari  hanno la loro sede

 

scuole elementari 1901

 

“Se un forestiero capitasse in Ala e dimandasse che gli si mostrino le scuole, io credo che tutti rimarrebbero dubbiosi per non sapere dove condurlo. C’è l’Asilo cittadino Malfatti in un fabbricato che risponde alle esigenze scolastiche, mentre le scuole popolari (leggi elementari) sono in uno  stabile antiestetico e che è la negazione dell’igiene. Il Ginnasio ultimamente venne posto al primo piano di una semplice abitazione borghese  in stanze molto piccole. Le raccolte di strumenti di fisica, i preparati di storia naturale e la biblioteca stessa sono in locali affatto impossibili  nei quali invece di venire conservate si sciupano. Infine la Scuola industriale , che dà anch’essa il suo contingente per l’educazione ed istruzione dell’artigiano, è posta in un altro locale che appena appena può meritare il nome di fabbricato.”

 

Questo quanto scriveva in una nota il giornale Alto Adige del  10 aprile 1898.  Tali  fabbricati erano dislocati  in Via Roma – piazza San Giovanni – Bocca Bela.

 

In effetti  la situazione era al limite della sopportazione, ma le Scuole popolari stavano peggio di tutte.  Esisteva un grave pregiudizio  igienico per la “mancanza di cessi e fontane per l’acqua, con gli alunni che, con la scusa di  dissetarsi, andavano alla fontana di piazza San Giovanni a compiere mariuolerie” (adesso invece andranno alle fontane per bere l’acqua minerale) .

 

Nessuno però auspicava   la ristrutturazione del vecchio edificio inadatto altrimenti si avrebbe “el  tacon peso del buso” come riporta una cronaca del 1896, che esortava  in modo pomposo  “ animo egregi  rappresentanti comunali a votare per un nuovo edificio e il vostro voto sarà un atto di cui si impradonirà la storia dell’istruzione di questa città ed il vostro nome sarà scolpito a caratteri indelebili sulla facciata di questo nuovo edificio” .

 

Certo un nuovo edificio era la soluzione migliore ma dove trovare l’area?   Ala terminava in piazza Cappuccini, e a sud dell’attuale parco Righi c’era tutta campagna di proprietà della famiglia  Pizzini. Ed è proprio il cav. Antonio Pizzini che , come registra una cronaca del 6 luglio 1897 , “vista la difficoltà di trovare un’area adatta aveva offerto di cedere a tale scopo al Comune a condizioni accettabilissime parte del proprio giardino “alle Bastie”.

 

Ma leggiamo quanto dice ancora il giornale:

“Con tale atto il cav. Pizzini ha mostrato quanto gli stiano a cuore i bisogni cittadini. Il privarsi di gran parte del proprio giardino è un sacrificio certamente grande per lui che vi ha tanta affezione e che molto si occupa di studi botanici ed esperimenti di agricoltura, studi nei quali diede anche svariati saggi. Il giardino adiacente alla casa di abitazione, gli è, per così dire, una palestra per i suoi esperimenti e studi: quindi tanto più sensibile il sacrificio di privarsene di gran parte ….E’ da desiderarsi che il nobile atto del cav. Pizzini serva d’esempio”  .Morirà nel 1898 senza aver visto il nuovo edificio.

 

Si approntano i progetti ed i finanziamenti e nel 1898 iniziano i lavori (altro giornale dice che sono iniziati nel 1899 – data per me più probabile) . Qualche polemica sorge alla fine dei lavori da parte del corrispondente del “Corriere del Leno” , giornale poco allineato con l’ Amministrazione Comunale di allora,  lamentando i tempi troppo lunghi, pavimenti più alti delle soie delle rispettive porte,   porte rifatte  per far entrare le vasche dei cessi, avvolti caduti ancora in fase di costruzione; inoltre spesa lievitata da 60.000 a 85.000 fiorini (mi vengono in mente i superi di spesa  ben più consistenti  delle nostre opere pubbliche!!!!!).  

Ma cosa inaudita per il Corriere del Leno è “ che per un assurdo puntiglio il Ginnasio venne escluso dal nuovo fabbricato mentre invece gli sarebbe aspettato un posto d’onore  ed ora il Comune dovrà sostenere le spese di accomodare la vecchia sede delle scuole popolari per ospitarvi il Ginnasio”. In compenso il nuovo edificio ospiterà anche le Scuole Industriali (delle quali tratteremo in altra occasione). 

 

L’inaugurazione  è alle porte  ma sempre il   “Corriere del Leno”  martella  riportando   la cronaca del Consiglio dove erano state espresse   valutazioni poco   lusinghiere  sulla  solidità della  costruzione, invitando ad un serio collaudo, prima di procedere alla inaugurazione.

Ma il podestà Valentino Debiasi, in scadenza di mandato,   tira diritto  affermando che  “Non perderò nemmeno cinque minuti di sonno per queste voci ed osservazioni del pubblico e che la costruzione non lascia nulla a desiderare, anzi egli è convinto come tutte queste chiacchere non siano altro che mene elettorali”.   Il giornale, deplorando che l’inaugurazione avvenga  a fine legislatura per soli fini di immagine elettorale, rincara  la  dose riportando che il breve commiato del Podestà  non riceve  alcun augurio d’occasione da parte  dei  consiglieri e conclude ironicamente  affermando che ”tutti sognavano una cameretta ben calda , una cena ben servita perchè la seduta termina alle sette di sera” .

Ho riportato questo capoverso per descrivere il clima politico dell’epoca .  Comunque scuola o non scuola il podestà Valentino Debiasi verrà  riconfermato.

 

E arriviamo finalmente  alla cerimonia inaugurale del 24 febbraio 1901.  L’Alto Adige   inizia  la  sua cronaca dettagliata scrivendo  che la sala a piano terra, piena di folla con larga rappresentanza di sesso gentile , porta  sullo sfondo l’effige del Sommo Poeta.

Il podestà Valentino Debiasi apre il suo intervento   con la storia del vecchio fabbricato di piazza San Giovanni  “dedicato alle scuole fin dall’anno 1776 quando il mantenimento delle scuole popolari non era obbligatorio e assai scarsa la frequentazione, poi con le leggi del 1869 e 1892 fu regolata l’organizzazione di tali scuole radicatesi sempre più nella coscienza del popolo con la persuasione della necessità dell’istruzione,  aumentando di gran lunga il numero degli scolari” .

Continua ringraziando il defunto cav. Pizzini per aver messo a disposizione il giardino  a lui caro ed il progettista ing. Paor.  Conclude infine con un invito rivolto agli  alunni a coltivare  la virtù dell’educazione, del rispetto delle leggi divine ed umane, e la  difesa della lingua di Dante.  La cerimonia termina con le note    dell’Inno a Trento replicato più volte dalla Banda   (che non è L’inno al Trentino che tutti conosciamo) poi gli invitati ed il pubblico visitano  l’edificio che  ben a ragione può definirsi un fabbricato scolastico modello.

A mezzogiorno autorità, maestri e invitati sono ospitati ad un  pranzo con circa 50 coperti servito all’Hotel Ala (in Via Nuova, poi Locanda Ala ) rallegrati dalla brava civica banda. Per l’occasione Il Podestà, che è anche Presidente della Banda, ha fatto comporre un brano musicale  dal titolo  “Le scuole maschili e  femminili di Ala”.   

 

Il giorno successivo lezioni nel nuovo edificio.

Una statistica del 1903 afferma che  Ala ospitava  483 alunni  mentre 95 erano ai Marani, 30 a  Muravalle ,  37 a  Sdruzzinà  e 15 a Pozzo.

Quanti insegnanti c’erano ad Ala centro ? Un articolo del 1902 , rispondendo all’accusa del “Popolo”  che le Scuole ad Ala erano in mano a preti e monache , afferma che su otto  classi (quattro maschili e quattro femminili) lavorano 4 maestri e 3 maestre laiche e solo una è suora. Una media di circa 60 alunni per classe!!!

 

Che dire ancora? L’edificio che vediamo  ai nostri giorni , completato in soli due  anni e di cui ammiriamo  le foto ai primi  del novecento , rispetta  ancor oggi  la struttura iniziale dopo oltre un secolo di onorato servizio.

 

Cercherò nell’archivio della banda di rintracciare il brano  allora suonato: potrebbe venir comodo all’inaugurazione del futuro  polo scolastico (non certo fra due anni come allora).

 

Scuole popolari

Foto archivio Brusco Enrico. 

Azzolini Mario

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