Testo fisso

 Per la politica dell'ambiente                                   Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso! Guevara                                          

1911 AD ALA CESSA IL MONTE DI PIETA’

 

portone Ginnasio Monte pietà

Entrata del Monte di Pietà

 

Mi aveva incuriosito una notizia dell’Alto Adige del 1913 che informava dei nuovi locali al piano terra del  Ginnasio ricavati dove prima operava il Monte di Pietà chiuso nel 1911 per “marasma senile e senza rimpianto”.

 

Una visita in biblioteca  ha permesso di stabilire l’anno 1774 quale fondazione del Santo Monte di Pietà, in contemporanea  col nostro Ginnasio e con i nuovi fondachi del grano.

Iniziativa nata piuttosto in ritardo rispetto ad altri Monti di Pietà in Trentino (1523 a Trento, 1541 a Rovereto, 1554 a Villa Lagarina) sorti contemporaneamente  a quella rigogliosa fioritura di tali istituzioni prodotta in Italia a partire dalla seconda metà del 1400  per lo sviluppo dell’economia mercantile e per combattere il fenomeno dell’usura.   Furono i frati francescani , l’Ordine  più a  contatto con il popolo e i suoi bisogni , a dare la spinta all’erezione di tali Enti che senza scopo di lucro prestavano piccoli importi su pegno  verso il corrispettivo di un modesto interesse. 

 

Monte Pietà Cristo

Era chiamato il Cristo del Monte di Pietà

 

Verso la seconda metà 1700 alcune famiglie  di  Ala, dove l’industria serica denotava delle difficoltà,  si attivarono per la nascita  di un Monte di Pietà per accompagnare il momento di crisi senza  dipendere da finanziatori esterni legati al mondo dell’usura che spesso raggiungeva il 100%. ;  tale iniziativa consentiva anche di soddisfare la  preoccupazione del Vicario dell’epoca   che, dovendo garantire entrate certe per pagare gli stipendi agli insegnanti del nuovo Ginnasio, si affidò ad un fondo rotativo che, anziché essere eroso in pochi anni per la Scuola, veniva messo a  disposizione del Monte di Pietà i cui utili sarebbero stati destinati a finanziare le spese correnti della Scuola. Misura virtuosa  di saggi  amministratori, non c’è che dire.

 

Per l’ubicazione prevalse  la scelta di acquistare e adattare i fabbricati all’inizio della Piazza del Comune  di proprietà Eccher, Poli, Gresti, Brachetti e  Marai-Sega, le cui dimensioni assicuravano la contemporanea  presenza del Ginnasio, del  Santo Monte e dei magazzini del grano, da utilizzare sia per la “banca del pane” che per i momenti di carestia (4 Vicariati Giugno 1993 –Otto Tomasoni – e Giugno 2000  - Remo Albertini).

 

Il Regolamento del Monte, sottoposto ad approvazione del Principe Vescovo, fu predisposto ispirandosi a quello del Sacro Monte di Trento, e regolava in modo semplice l’attività creditizia: prestito massimo 40 fiorini per famiglia contro pegno che valga il doppio;  esclusi pegni su armi, oggetti sacri, orologi di materiale non prezioso; va bene anche la seta purchè sia accertata la proprietà; durata 10 mesi e, se non rinnovati alla scadenza, subentrava l’incanto previa “pubblica grida” per otto giorni. Interesse modesto calcolato su dieci mesi (e non 12).

 

Primo cliente fu il Parroco di allora che depositò il proprio orologio per convincere i parrocchiani della bontà dell’iniziativa.

 

Monte Pietà statuto

Primo regolamento di funzionamento del Monte (Archivio Biblioteca comunale di Ala)

 

Come succedeva spesso in quei secoli , i pegni e i soldi dei Monti Pietà erano ambiti dalle truppe che salivano o scendevano la valle durante le guerre. Anche quello di Ala subì la razzia dei pegni e della  Cassa sia del Monte che del Comune per ben 44.000 fiorini  durante il passaggio ad Ala di quel “galantuomo” di Napoleone, nonostante analoghe vicende subite a Milano e Verona avessero consigliato gli amministratori di  cautelarsi meglio.  

 

Poco si sa dell’attività ordinaria e della sua evoluzione. Il pagamento della pigione o una malattia erano i motivi più ricorrenti di ricorso al prestito su pegno.  Senz’altro il regolamento subì degli aggiornamenti e per un  periodo fu amministrato dalla Congregazione di Carità che in pratica gestiva gli stessi bisogni. Poi subentrò un periodo di crisi , comune a tutti gli Istituti della provincia costretti a subire la concorrenza delle banche: prima  le Casse di Risparmio e poi le Casse Rurali servivano  la medesima utenza con maggiore tempestività e ampio ventaglio di operazioni.  

La nascita delle Società di Mutuo Soccorso (quella di Ala sorta nel 1843 per merito di Giuseppe Debiasi Pojo è stata la prima del Trentino) tolse uno dei principali motivi di ricorso al pegno: la malattia senza stipendio. Infine la rigidità di tali prestiti poneva molti limiti al loro utilizzo; basti pensare alla stima dei pegni, affidata spesso a stimatori senza scrupoli, che tendevano a valutarli poco ben sapendo che in caso di vendita sarebbe stato facile appropriarsene con pochi denari da parte di speculatori abituali frequentatori delle aste.    

 

 Monte pietà barzelletta

Le rubriche umoristiche dell’epoca prendevano di mira spesso i Monti di Pietà

 

Sappiamo che quello di Ala occupava due dipendenti, eccessivi  per un’ attività tutto sommato modesta  se rapportata a quella di Rovereto che, pur in deficit registrava   ben 9.000 pegni nel 1900. 

Si tira a campare ma nel 1906 l’avv. Debiasi propose  sul giornale Alto Adige di togliere l’aggettivo “Pietà” visto l’elevato tasso di interesse del Monte per una gestione “meschina” che vede prestiti per sole 10.000 corone (la Cassa Rurale nata da poco arrivava a ben 300.000 corone di prestiti con gli stessi dipendenti); circolava  il sospetto che gli utenti alensi depositassero i loro pegni in altri Istituti a Rovereto o Trento, mentre ad Ala si servivano  quelli dei piccoli Comuni di Pilcante Chizzola Avio. Abitudine comprensibile quella di depositare i pegni in altre città, visto  che in caso di vendita si poteva godere di un certo anonimato.     

 

Piazza Mun icipio con M.Pietà

Primo novecento con il fabbricato adibito   a Ginnasio e Monte di Pietà – raccolta Brusco

 

E arriviamo al Consiglio comunale del 1908 quando, esaminando il bilancio del Monte (era diventato una specie di municipalizzata), l’avv. Debiasi invita a non farsi ingannare dal seppur leggero utile, in quanto il Monte è in perdita sostanziale se si tiene conto dei Mutui che deve pagare il Comune per la sopravvivenza dell’Istituto. La commissione nominata in quell’occasione porta le sue conclusioni dopo 6 mesi (tempi veloci allora) che si possono così riassumere:

 

  • il mantenimento dell’Istituto è meno sentito rispetto ad una volta in quanto esistono in città ben tre Banche (La Popolare di Rovereto, La Cassa rurale e la Banca Cattolica Trentina) che accordano piccoli prestiti senza pegno;

 

  •  la gestione del Monte sarebbe ampiamente passiva se venissero contabilizzati gli interessi pagati dal Comune per far funzionare il Monte e le pigioni dei locali dati invece gratis.

 

  • L’interesse  pagato sui pegni è addirittura maggiore rispetto alle altre banche; quindi a che pro sostenere una istituzione poco concorrenziale.

 

  •  2 Dipendenti sono troppi, anche se hanno rinunciato agli aumenti salariali, e da soli assorbono più della metà delle spese. Inoltre non essendo più annesso alla congregazione di Carità, deve pagare le tasse come una qualsiasi impresa privata.

 

Ne basta e avanza per decretare la liquidazione dell’Istituto che sarà conclusa  il 31 ottobre 1911 con un ulteriore disavanzo che verrà accollato al Comune. I mobili saranno utilizzati dal Ginnasio.

 

Miglior sorte non sarà riservata al Monte di Villa Lagarina che chiuderà di lì a poco come quello di Trento, mentre Rovereto rimarrà chiuso dal 1915 al 1942, per poi riprendere, sempre in Via della Terra,  con nuovo statuto e gestione affidata all’ECA  fino alla fine del 1980.

 

La lenta agonia di tali Istituti non deve oscurare le benemerenze accumulate nei secoli a difesa dei più deboli ed Ala deve essere fiera del suo Monte di Pietà, del quale centri  ben più popolosi di Ala ne sono stati sempre sprovvisti. Una targa più evidente a memoria degli alensi non starebbe male.

 

Monte pietà targa

Sono elencate le tre destinazioni del fabbricato a perenne memoria degli alensi: Scuola, Monte Pietà e magazzini del frumento.

 

Foto Zendri Roberto. Notizie su Monti Pietà del Trentino da “Rivista Tridentum del 1912 con l’avv.Piscel”. Archivio personale.

 

Azzolini Mario

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